
il giorno dopo ci abbia trasformato in meglio
Domenica 20 dicembre 2009
TEATRO SPERIMENTALE “L. ARENA” VIA REDIPUGLIA 59 ANCONA
CORTO DORICO PER GLI OBIETTIVI DEL MILLENNIO
Ore 17 Proiezione del film 8 diretto da Abderrahmane Sissako, Gael Garcìa Bernal, Mira Nair, Gus Van Sant, Jan Kounen, Gaspar Noe, Jane Campion e Wim Wenders
Ore 20 Aperitivo di benvenuto
Ore 21 Nuovi media e vecchie povertà - II tempo
Interverranno Mario Boccia (fotoreporter, inviato del quotdiano «Il manifesto»), Girolamo Grammatico (caporedattore del periodico «Shaker - Pensieri senza dimora» - Roma), Valeria Bochi (Direttrice Ufficio Marche Ong Cestas). Coordina: Vincenzo Varagona (giornalista Rai). Patrocinio dell'Ordine dei Giornalisti delle Marche. Durante l'incontro verrà proiettata la seconda parte di Millennium News.
È previsto un intervento di Giobbe Covatta dal titolo “Comunicare con il teatro e gli audiovisivi i diritti negati: quando la comicità aiuta a pensare”. Proiezione di opere audiovisive di Giobbe, prodotte dall'Amref.
L'iniziativa Nuovi media e vecchie povertà - II tempo è realizzata con il contributo di CVM e CSV
Le iniziative del Festival legate al sociale sono cofinanziate dall’UNIONE EUROPEA attraverso il PROGETTO EuropeAid/126341/C/ACT/Multi "COSTRUIRE UN DEVELOPMENT POSSIBiLE” Ref. DCI-NSA ED/2008/153-805. La presente attività è stata elaborata in collaborazione con l’Unione Europea; il contenuto dei lavori presentati è responsabilità esclusiva degli autori e non riflette posizioni ufficiali dell’Unione Europea.
Ingresso alle proiezioni del Festival: 3 euro
L'incasso di domenica 20 dicembre andrà in benificenza all'Amref.
Dovrebbero fare una legge che preveda uno psicologo di supporto a tutti quelli che vivono nel precariato e che cadono puntualmente in profonda crisi ogni volta che si ritrovano con un contratto scaduto e devono capire come andare avanti. Uno psicologo che ti ricordi chi sei, che esisti a prescindere dal fatto che non ti rispondono quando chiedi lavoro, che non raggiungi gli stessi risultati dei tuoi colleghi al call center, che non sei un infoiato di vendite e a mala pena vendi te stesso, figurati se vendi qualcosa in cui non credi, che la tua fidanzata ti ha lasciato perché lei ha un lavoro serio e tu ti arrabatti in mille situazioni differenti, tant'è che il tuo cv è lungo quanto il rotolo di carta igienica con cui ti ci pulisci il culo. Lo psicologo ti potrebbe dire che tutto questo travaglio serve come anticorpi, che quando avrai cinquantanni e ti troverai nella stessa situazione saprai come muoverti, che sarai più forte, che anche all'estero funziona così, che avrai talmente imparato a cadere e rialzarti che avrai le stampelle incorporate al corpo e correrai più veloce di Pistorius.
In tutto questo “chissà” c'è da pensare alla sopravvivenza, e come ci si può dedicare allora alla bellezza dei mondi, alla conoscenza, alla cura degli altri quando riesce difficile curarti di te, dei tuoi bisogni, quando tutto ti preme e non trovi l'interlocutore per sfogarti, per urlare che sì, ci sei anche tu, anche se non sei patinato e pettinato, anche se non corri come tutti, che il tuo unico problema è pensarla all'antica desiderando un datore di lavoro e non ce la fai proprio a essere datore di lavoro di te stesso, che non hai quella risacca di energia iper cinetica a cui attingere giornalmente, che non sei così sciolto da intortare sconosciuti grazie a corsi creati ad hoc per comunicare.
Si pone il problema dello stare bene con se stessi, ogni qual volta sento amici e conoscenti che anelano allo star bene con se stessi, soprattutto in quei momenti della vita dove risulta difficile anche aggrapparsi a un sogno, mi viene in mente Maradona che tempo fa in un'intervista televisiva, con gli occhi a palla, spalancati, i suoi chili di troppo, parlava di sé in terza persona e farfugliava “Maradona? Maradona sta bene con se stesso...”.
Buona LETTURA!
Nella mia vita da torinese ho sempre vissuto il Natale al freddo e al gelo, come una novella bambina gesù, battevo i denti alla vigilia e mi accucciavo vicina al forno caldo che cuoceva biscotti fatti dalla santa mamma pugliese, il cielo era bianco e l'odore della neve penetrava nelle narici avide di slitte e scuole chiuse. Il primo giorno di neve scattava la telefonata all'amica del cuore e munite di sacchetti neri e resistenti per la spazzatura adoravamo gelarci le chiappe giù per la collina per poi consolare i nostri geloni col bonet piemontese.
Mi dicono che manca un mese a Natale, me lo dicono le voci radiofoniche, me lo dicono le statistiche sui consumi, ma non basta. Il periodo natalizio a Torino si avverte per tutt'altro, per il freddo pungente, la maestosità delle Alpi innevate e anche per l'installazione delle luci d'artista. Un'idea originale che ha ormai compiuto il dodicesimo anno, apprezzata dalla maggior parte della popolazione che d'improvviso si ritrovano il Monte dei cappuccini tinto di blu o un lampione reale che sprizza colori. Un alto esempio di laicità, che coinvolge l'arte contemporanea nello spirito natalizio, accoglie chiunque sbarchi alla stazione di porta nuova, italiano o meno, credente o no, affascina e accomuna le espressioni di stupore dei viandanti.
Sembra strano, ma voci mi dicono che si sta avvicinando il Natale anche a Roma... Guardo fuori dalla finestra, il cielo è limpido, azzurro, l'aria primaverile sollecita il miei ferormoni, se non fosse per le luci natalizie e il traffico che aumenta in modo esponenziale e spasmodico, penserei che sia il tempo delle primule. E mi rendo conto che qui, come nella maggior parte delle regioni che godono del micro clima sudista, l'aria natalizia è diversa, non ha quella compattezza che immagino nella terra degli aiutanti di babbo natale, mi ricorda più il disordine di una processione popolare, l'entusiasmo collettivo si riversa per la strada e non attorno al caldo camino, il piacere della festività è come se fosse gettato a secchiate tra i passanti, svaniscono le distinzioni tra il privato e il pubblico.
Quest'aria festosa e disordinata è leggibile passeggiando, la pepata di cozze luminosa che affiora dalle strade sembra quasi una privata espressione di gioia, come se l'ottico esprimesse con le sue luci la sua personale voglia di festa, e poco gli importa l'effetto ottico che affiora con le lucine del macellaio affianco.
Fortunati quest'anno i romani, che avranno il presepe disegnato e realizzato da Luzzati, che per anni ha accompagnato i natali torinesi in piazza Carlo Felice e prestato per la commemorazione che si svolgerà nella capitale. E fortunati a Salerno, dove hanno chiesto e avuto in prestito alcune installazioni di luci d'artista.
In questo clima sfavillante, gioioso e talvolta folle mi è caduto l'occhio su un addobbo, non proprio natalizio. Mi viene in mente la facciata di una chiesa in ristrutturazione vicino casa, che è stata coperta con un mega manifesto imperante e inquietante, niente meno che da un cartellone dell'ENI, e per non parlare di quelle 48 ore in cui una facciata di San Pietro è stata coperta dalle grandi tette che "esprimevano" le offerte di una compagnia telefonica.
Rabbrividisco, e non di freddo.