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Monday, May 21, 2007

Quando finisce l'estate 3

[Questa è l'ultima puntata della mia storia. Spero che vi sia piaciuta e nel caso così non fosse spero mi arrivino i vostri consigli per migliorare le mie narrazioni. Sono un po' triste e un po' felice. Ieri mi è arrivata una proposta per un secondo lavoro. Un lavoro che un tempo sapevo fare benissimo, ma che adesso mi spaventa. Ho bisogno di soldi e spero che questa cosa non influenzi le mie scelte. E' pur vero che il lavoro potrei accettarlo anche ad occhi chiusi, perchè è una cosa che fa parte di me e del mio cammino, ma pretendo tanto dal sottoscritto e questa cosa frena, a volte, i miei entusiasmi!!!]




Il vecchio senza dentiera tentava di convincere una vecchia con l’occhio storto e di circa cento chili a giocare a bocce, dicendole è divertentissimo giuro. L’indi, senza più imitare la Monnalisa con quella paresi che usava per sorridere perennemente, tentava di capire, guardandone accigliato le due estremità, come avesse fatto la sua collana lunga lunga a rompersi. Posso dartene una delle mie bel cioccolattino disse il trans strizzando l’occhio con una forza deformante e scoppiare poi in una fragorosa risata mentre si dirigeva all’ombrellone. L’indi tentò di sorridere e dondolare la testa, ma si vedeva, stavolta, che lo faceva apposta.

Cominciò a piovere così, all’improvviso. Senza dare alcun segnale a nessuno. Nemmeno capitan findus avrebbe capito che una secchiata d’acqua gelida si sarebbe riversata su quella spiaggia, quella mattina, proprio nel bel mezzo della lezione di yoga. Sembrava uno scherzo preparato ad arte. Gli anziani, imperterriti, stavano tutti a panza all’aria battendo, a braccia tese, le mani verso il cielo, come se applaudissero a fine spettacolo. L’acqua piovana si riversò loro addosso proprio in quel momento come nelle migliori candid camera.

Inquadratura dall’alto.

Tentarono di alzarsi velocemente per non bagnarsi, ma ovviamente, nonostante il fiatone che s’impossessò di loro quando trovarono riparo sotto la tettoia, ci misero una vita ad alzarsi e a raccogliere le loro cose. Molti arrivarono a fine acquazzone. La ragazzina, in acqua, soppesò l’idea di continuare a nuotare immersa in quel meraviglioso spettacolo di grigioblu e pioggia impetuosa, ma poi l’immagine della nonna in riva che le urlava disperata di rientrare, come se fosse questione di vita o di morte, la convinse a rientrare. Giunta a riva non vide più la nonnina e si ritrovò avvolta da una tovaglia da mare. Alzò lo sguardo e incontrò il volto del bagnino.

Ti stavo aspettando. Su corriamo, raggiungiamo gli altri, sotto la tettoia.

La tovaglia da mare puzzava. Di muffa e fumo. Come la macchina del padre della ragazza quando diventava necessario portarla all’autolavaggio. Non l’aveva neanche sbattuta prima di mettergliela sulle spalle. Adesso tutti i granelli di sabbia che si trovavano nell’intreccio della tovaglia le si sarebbero attaccati addosso. E perché poi la stava coprendo. Era stata in acqua tutto quel tempo. Non si sarebbe bagnata sotto la pioggia. Era già bagnata. Piuttosto le si sarebbe tolto il sale dalla pelle. Invece, adesso, sabbiamuffafumoesale si sarebbero spalmati per bene sul suo corpo, grazie a quel deficiente.

Come nelle migliori tradizioni cinematografiche l’acquazzone lasciò, all’improvviso com’era esploso, il posto ad un sole splendente e ad un cielo azzurro azzurro e il mare sorrise placido come se non si fosse accorto di nulla, come quando i bambini uccidono le lucertole e te ne mostrano il cadavere, allegri.

L’acquazzone aveva raggiunto ogni cosa. I vecchi si ritrovarono ad un tratto in un mondo di cose fradice e appiccicate e trasformarono il lido nello stenditoio di un castello d’altri tempi stendendo l’impossibile ad ogni appiglio.


E come si divertivano in quel gioco senza regole, nè vincitori. Se ne tornarono a casa più contenti e rilassati degli altri giorni.


La cicciona di cento chili con l’occhio storto stava osservando la vecchia sordomuta gesticolare con la sua accompagnatrice ad una velocità tale che ai cento chili di vecchiume vennero in mente i film di Bruce Lee. Il vecchio sdentato si avvicino alle due ninja con un palla di bocce e imitò, sorridendo, il gesto di lanciare. La vecchia sordomunta sgranando gli occhi, sbuffò al cielo con le corna ben tese e se ne andò.


Neanche ai campi scuola estivi per i ragazzi si poteva trovare il delirio da ultimo giorno che i vecchi in questione avevano cominciato a produrre.

Un delirio al rallentatore, ovviamente.

Una frenesia costipata.

Un’entropia disabile.

Per concludere quella settimana era stata concordata una cena finale da gran gala estivo con tanto di presenza di don Antonio a presiedere al banchetto di fine vacanza. Era stato invitato pure l’autista del pulmann che tanto avrebbe dovuto restare ugualmente visto che l’orario di rientro, in via del tutto eccezionale, era stato posticipato di qualche ora proprio in vista della cena on the beach. L’ultima lezione di yoga fu presa ancora più seriamente del solito anche dall’indi che fece abbracciare tutti i vecchi in un cerchio da sir taghi. Sembrava l’anello di cartapesta perso da Alzaimer, dio della terza età. La nonna aveva tentato di trascinare anche la nipotina in quell’ultima perla di saggezza indù che sarebbe stata loro dispensata, ma la ragazza, furbescamente, rispose che non poteva perdersi l’ultima nuotata in quel magnifico mare. La nonna, nonostante le alghe che inspiravano ed espiravano sul bagnasciuga, decise di non insistere in quell’ultimo giorno di festa.

Oggi sei più allegra del solito, come mai, la sorprese il bagnino mentre saggiava l’acqua in riva.

Fatti miei e si tuffò senza permettere al corpo di adattarsi all’acqua gelida. Ormai aveva rinunciato a quella pratica di contemplativa osmosi tra il suo corpo e il mare.

Tentò, per tutta la nuotata, di non guardare mai verso la riva e di sparire, almeno per quei pochi momenti, dalla faccia della terra. Di sciogliersi ad ogni onda un pezzettino in più.

Altro che yoga. Quando la mente può perdersi nel blu fresco del mare non c’è niente che possa competere con i la rilassatezza che ne consegue. Provò ad immaginarsi anziana a 60, 80 anni, ma scacciò immediatamente quel pensiero dal retrogusto di apatia e solitudine per scatenarsi in una nuotata a massima potenza.

Al pranzo, prima della siesta con sbavettata sonnolenta, si discusse del menù per la sera. Bisognava contemplare don Antonio, ovviamente. Ma don Antonio, al cellulare, non rispose.

Non lo sente mai.

Dopo un’ora di proposte, ognuno sembrava aver preso il diploma di cuoco all’alberghiero, si decise per tartine all’uovo di lombo e melone e prosciutto, pasta fredda con verdura e mango e medaglioni di pollo. Vino bianco fresco e qualche bibita per le signore e la ragazzina.

La coca cola no però, che dicono che faccia cose pericolose.

Qualcuno dice che quelli della coca cola abbiano ammazzato, addirittura.

Se vabbè e che bisogno ne hanno di ammazzare quelli, è una bibita mica parliamo di petrolio.

Intanto qualcuno lo dice. Ci sarà un motivo.

Per sicurezza prendiamo un bel chinotto italiano e ci togliamo ogni dubbio,

Infatti.

Giusto.

In quel momento telefonò don Antonio.

Che volevate? È successo qualche cosa? Chi stava annegando stavolta?

No don Antonio stia tranquillo, volevamo sapere se aveva qualche idea per la cena di stasera. Se c’è qualche piatto che preferisce, ma ormai abbiamo deciso.

Allora va bene, a me sta bene ogni cosa. Ma la fate quella pasta con i capperi che abbiamo mangiato per il 13 Maggio in parrocchia?

No don Antonio abbiamo deciso per una pasta fredda veloce veloce, ma…

No no no, va bene così, arrivederci e chiuse senza attendere repliche.

Quando la telefonata fu riferita agli altri, alcuni vecchi insorsero contro la signora che aveva parlato col prete.

Se don Antonio vuole la pasta coi capperi del 13 Maggio, quella si fa!

Ma quella del 13 Maggio ce la siamo mangiata tutta.

Nessuno rise.

Mica possiamo cucinare sempre le stesse cose però. Se don Antonio vuole la pasta con i capperi una di queste domeniche gliela facciamo.

Fu così che lo richiamarono per saggiarne il parere.

Ma no lasciate stare, che io dicevo tanto per dire, la pasta fredda va benissimo, che poi i capperi ce li posso mettere lo stesso.

Grazie don Antonio.

E lì a perdere una ventina di minuti a lodare don Antonio e la sua bontà.

Al supermercato andarono la nonnina con la nipotina, un’altra vecchietta che una volta aveva lavorato al mercato e la sapeva riconoscere la verdura fresca, sei baldi anzianotti che ancora potevano vantare forza e prestanza, mica come i giovani d’oggi che si spezzano come i grissini, l’avete visto il bagnino, ma quello può mai essere un bagnino? sembra stia annegando senza mettere piede in acqua? Dove l’ha preso il brevetto? Nel deserto? E l’autista del pulmann, che altrimenti, i vecchi, al supermercato più vicino ci sarebbero arrivati l’estate successiva e sarebbero tornati, semmai ce l’avrebbero fatta, quella dopo.

Posteggiare un pulmann di cinquanta posti il più vicino possibile all’entrata del supermercato fu un’impresa impossibile, ovviamente. Si concluse che i vecchi scesero a far la spesa, mentre il conducente avrebbe posteggiato più in là e li avrebbe ripresi dopo mezz’ora proprio davanti il supermercato. Inutile dire che dopo mezz’ora dei vecchi non c’era traccia, perché oltre alla loro lentezza biologica si sarebbe dovuto calcolare il coefficiente di chiacchiera elevato al coefficiente di mancato consenso che un gruppo di ottuagenari riesce ad avere nel prendere decisioni.

Fattosta che il conducente passò per ben quattro volte, facendo il giro dell’immenso isolato, davanti il supermercaro prima di trovare i vecchi nel luogo concordato con le buste della spesa. Ed è inutile aggiungere che bisognò bloccare il traffico per dieci minuti buoni prima che l’ultimo dei fossili fosse riuscito a salire con tutte le buste.

Credevamo si fosse dimenticato di noi.

Non la vedevamo più arrivare.

Il conducente li guardò con gli occhi infuocati di odio, ma non rispose nulla, si limitò a grugnire mentre metteva in moto il possente automezzo e guidò, volutamente, con fare aggressivo sotto gli occhi scandalizzati degli anziani.

Al lido trovarono don Antonio, che abbracciò calorosamente la spedizione e accarezzò la testolina della nipotina come fosse uno dei suoi cuccioli di campagna.

Come sta padre? Benarrivato! Non c’aspettavamo di vederla così presto. È stato gentile da parte sua accettare il nostro invito. Ma torna con noi? O mangia e scappa? Rimane, eh? Meno male!

Tra i saluti esagerati, come se col sacerdote non si vedessero da secoli, la ragazzina ne approfittò per sparire dalla vista della nonnina e rimanere un po’ tranquilla. Trovò, senza cercarlo, il bagnino, in un angolo del lido, disteso su una sdraio, con le cuffie alle orecchie, intento a leggere un libro logoro. Gli si avvicinò, senza imbarazzo. Ormai, l’unica cosa che le importava era arrivare a domani e riprendere in mano la sua vita, nonostante la sua famiglia.

Cosa leggi?

L’aitante bagnino dalla tovaglia da mare puzzosa si tolse le cuffie, sorrise esageratamente e le chiese come scusa, cosa leggi?, ah non lo so!, come non lo sai?, non lo so, è un libro di mio fratello, un vecchio urania, urania?, sì libri di fantascienza che uscivano molto tempo fa adesso li trovi ad un euro nelle bancarelle, ma come fai a leggere una cosa senza sapere cos’è, leggo solo per occupare il tempo, non voglio mica che mi scoppi la testa, ma a proposito: come hai fatto a resistere un’intera settimana co’ ‘sti vecchi, io per fortuna ho lavorato tutto il tempo e le giornate sono volate, ma tu…

Non sono poi così male e una settimana si può fare, l’importante è non spendere tutta l’estate con loro. Sarà, io mi sarei impiccato. Esagerato! Ti piace la musica da discoteca? Non la conosco? E le infilò le cuffie nelle orecchie. Una serie di suoni, ad altissimo volume, cominciarono a fare a botte nel suo cervello. Sgranò gli occhi incredula, come faceva quel tipo dall’aria tranquilla a leggere un libro con tutto quel frastuono assordante? Il tecno bagnino le tolse le cuffie sghignazzando. Cosa c’è? Niente, niente, hai fatto una faccia buffissima, sembravi un cartone animato! La ragazza non sapeva se offendersi o ridere con lui. Che tipo strano. Si sentì osservata. Pensò alla nonna, si alzò e si scusò, ma devo andare, buona lettura. Grazie. Ma dai, resta un altro po’. No, davvero, devo andare. Facciamo almeno una passeggiata. Una passeggiata? Sì, lungo il bagnasciuga. È una cosa molto romantica e le prese la mano. La ragazzina arrossì, visibilmente. Non posso, scusa.

Mentre raggiungeva il ballatoio in legno poteva sentire il frastuono da discoteca che martellava le orecchie del lettore disimpegnato. Raggiunse la nonna che, fortunatamente, non si era accorta della sua assenza.

Vai a dare una mano a mettere le candele.

Si decise di posizionare i tavoli il più vicino possibile alla riva. Si sarebbe cenato a lume di candela con il rumore delle onde come sottofondo. A turno si sarebbe fatto da spola tra la cucina e i tavoli per il cibo.

Sembrava si stesse organizzando una festa di paese, ma un paese di soli anziani era degno di un film horror o di una puntata di X-files.

Quando tutto fu pronto era ormai buio. Nessuno si godette il meraviglioso tramonto di quel giorno. Dove le nuvole arrossirono d’incomprensione per l’indifferenza umana. Forse solo il bagnino godette di quello spettacolo, se solo il suo cervello fosse riuscito a lavorare con tre variabile contemporaneamente: libro, musica e tramonto.

Le candele davano a quel posto l’aria di un lido tropicale. Don Antonio si sedette a capotavola e benedisse la cena che stavano per consumare, ma non ci mise tanto, sa come vanno queste cose, Dio si accontenta anche di un semplice grazie, basta che sia fatto col cuore.


Il vecchio trans servì a tavola con un’ilarità e uno sculettamento degno di una boldiana commedia italiana. Don Antonio lo ignorò senza dar a vedere l’insofferenza che gli provocava quell’ibrido di anzianità e perversione. Era il suo modo per aiutarlo: non dar peso ai suoi comportamenti corrotti. Solo quando gli fece cadere una tartina all’uovo di lombo sulla camicia e tentò di spazzolargliela animatamente don Antonio disse un secco ci penso io, figliola!


La cena sembrava il frutto biblico di un’amenità post-apocalittica. Una vecchia stava raccontando del suo viaggio di nozze ad Ischia, col suo defunto marito. Di quando arrivarono bagnati fradici nella pensione più sporca e puzzolente del mondo, dove le lenzuola era tutte gialle di sporcizia, c’erano peli dappertutto, i bagni era luridi di pipì e i proprietari sembravano usciti da un circo degli orrori. Raccontò di come, per risparmiare, andarono durante la bassa stagione e non trovarono neanche una della famose terme aperta per potersi rilassare. Di come, dopo una sola notte passata nella pensione fogna scapparono via, con i bagagli ancora fradici per la pioggia del giorno prima, vomitando rabbia e puzza. E mentre gli altri si sganasciavano dalle risate per quella storia raccontata cento volte – ad esser buoni – un tuono tolse la corrente al lido facendo tremare le membra anziane di paura.

Per fortuna avete messo le candele disse don Antonio soddisfatto, ma si vede che il grazie di inizio cena non era di cuore cuore, perchè un diluvio universale si riversò sulla tavolata con una forza devastante. Il panico s’impossessò di tutti.

Il buio improvviso e il frastuono della pioggia e dei tuoni allontanò i commensali nonostante fossero tutti seduti vicini. Ognuno dispensò consigli da protezione civile, ma le parole non riuscivano ad attraversare il muro di pioggia.

La cosa più terribile era il buio. Totale. Rumoroso. Inaspettato.

Alcuni si alzarono al primo lampo e tentarono di raggiungere la tettoia. Altri cercarono di raccogliere pietanze, bicchieri e bottiglie. Qualcuno cadde. Qualcun altro si diresse, per errore, verso il mare, ma tornò indietro immediatamente. La nipotina urlò alla nonna la direzione da prendere per mettersi al riparo con la sua amica. Poi prese l’insalatiera con la pasta e la portò sulla pedana di legno più vicina al bagnasciuga. Tornò al tavolo utilizzando i flash dei fulmini come fossero l’intermittenza di un faro impazzito e afferrò la seconda insalatiera. Vide il bagnino fare la stessa cosa, dall’altra parte della lunga tavolata, aiutato da don Antonio. Si sorrisero, fradici, come in posa per una foto gigante dal flash interstellare. Si diressero in direzioni opposte, raggiungendo le punte del ferro di cavallo che formavano le cabine.

Quando la ragazzina posò sulla pedana la sua seconda insalatiera, una mano, più grossa della sua, le afferrò il polso con una decisione disarmante. La mano la trascinò dentro la cabina con violenza. Il quattordicenne corpicino fradicio batté contro la parete di legno. La porta si chiuse con un rumore sordo creando una bolla di silenzio ovattato e immobile. La mano le accarezzò la faccia in modo ruvido e scoordinato. Poi le strinse uno dei piccoli seni. Un fulmine saettò all’orizzonte, ma lei non lo vide mai, rinchiusa là dentro. Vide però il volto spettrale dell’autista, bagnato e feroce come una belva impazzita. Tentò di urlare, ma il buio e la mano dell’uomo le soffocarono le urla in gola.

L’ho visto come guardi quel finocchio del bagnino. Come gli sculetti vicino sperando che ti tocchi, vero piccola puttana? L’ho visto come vorresti farti montare da quello smidollato?

Un altro fulmine illuminò quell’abisso in pezzi di luce morente. La mano continuava a toglierle il respiro, il volto dell’uomo era vicinissimo al suo. Era terrorizzata. Disperata. Era distrutta.

Adesso tolgo la mano e se urli ti prendo a pugni. Hai capito?

La testa tentò di fare sì, ma la mano l’immobilizzava con troppa violenza.

Non appena l’uomo la liberò dalla morsa callosa una lingua viscida e invadente la soffocò peggio di quel palmo schifoso che la schiacciava. Fu allora che pianse e sentì freddo.

Mentre la lingua dell’uomo frugava frenetica nell’alcova della sua giovinezza lei pianse. Senza singhiozzi o sussulti, lasciò solamente scorrere delle lacrime, amare, come una madonnina, immobile.

Una mano le spingeva la spalla contro il muro mentre l’altra si agitava frenetica in un punto non ben individuato del corpo dell’uomo. Solo il gomito, che picchiettava contro il corpo della ragazza, le faceva capire che l’altra mano non era su di lei.

La lingua, impazzita come la calda coda di una lucertola staccatasi dal corpo del rettile, le riempiva la bocca di saliva capperi fumo e violenza. Ad un tratto, come un palloncino che si sgonfia, il conducente staccò la sua schifosa bocca, poggiò la fronte sulla spalla libera della giovane ed emise un gorgogliare rauco e soffocato. Si risollevò, mentre la ragazza con gli occhi spalancati sul buio denso della cabina riprendeva fiato. Le cercò, tastoni, la guancia e gliela accarezzò con una dolcezza robotica degna dell’animale che era. La ragazza tremava.

Avvicinò di nuovo le sue labbra a quelle di lei, che sussultò di terrore.

Se lo dici a qualcuno ti ammazzo. E poi che sarà mai, è solo un bacio. Chissà quanti ne avrai baciati di maschi, vero puttanella? e rise, diabolico. Se ne andò lasciando la porta della cabina aperta e non temendo nè il buio, nè l’acquazzone, nè la collera degli anziani.

Piangere fu l’unica cosa che le riuscì di fare. E ad ogni fulmine i singhiozzi aumentavano di intensità e disperazione.

Dopo un tempo che sembrò eterno si sentì sfiorare da una mano. Sobbalzò elettrizzata dal terrore. Urlò.

No ti prego, no. E pianse rannicchiata a terra.

No, ti prego, no.

Una mano l‘accarezzò.

Lasciami stare, ti supplico.

La mano la sfiorò ancora più delicatamente.

Vattene, vattene, vattene.

Il buio concesse un secondo di libertà ai suoi occhi. La vecchia sordomuta, fradicia, le era seduta accanto. La sollevò per un polso, delicatamente. Le fece poggiare il viso sul suo petto, poi, mentre le accarezzava la testa, si mise a piangere. Anche lei.



L’acquazzone terminò, ma la luce non si decideva a tornare. I vecchi si divisero in squadre per sistemare il disastro creato dal temporale. Il trans, una vecchietta fragile fragile e la cicciona dall’occhio storto entrarono nella loro cabina.

Mamma mia che temporale incredibile, mi sono presa uno spavento. Per un attimo temevo che uno di quei fulmini potesse colpirmi.

Ormai neanche i fulmini ci filano più, vecchia mia, disse l’exuomo.

In tutta la mia vita non avevo mai visto un temporale così, sembrava che l’estate fosse terminata.

Il trans la fissò e se solo non ci fosse stato tutto quel silicone sulla sua faccia si sarebbe capito che era serio, quasi solenne.

Per noi è finita da tempo, mia cara, l’estate. Quando ti rendi conto che il mondo è uno schifo, e io ne so qualcosa, ecco… quando finisce l’estate.

Nella cabina di fianco, per terra, una vecchia sordomuta e una bambina di quattordicianni, abbracciate, entrambe bagnate dalla pioggia e dal dolore, piangevano, dondolandosi sommessamente.

[...finisce qui e su IL PRIMO BACIO FA SCHIFO]

Thursday, May 17, 2007

Quando finisce l'estate 2

[Ovviamente ho omesso apposta, per poterlo dire adesso, il fatto che la magnifica illustrazione che accompagna il mio racconto è di Antonio Bruno e la trovata come apertura del testo all'interno del libro. Vi dirò che quando Antonio mi ha mostrato l'originale dicendomi: Ecco questa è la tua storia!, rimasi esterefatto...
Pensai: Dev'essere una bella storia, allora!!!
Poi mi ricordai che era la mia e apprezzai lo sforzo di antonio che come il ritrattista da strada che vive di volti cerca sempre il lato migliore di una persona, non per filosofia, ma perchè altrimenti rischia, mostrando la verità, di non essere pagato!!!
Vi lascio alla seconda parte del racconto, spero vi piaccia!]


Il vecchio trans uscì dalla sua cabina con una smorfia sul viso che lo faceva sembrare un clown triste. Si diresse verso il gabbiotto della direzione e chiese che chiamassero subito un’ambulanza. Molto tempo dopo, con la sua incurabile malizia, racconterà che mentre gli stava facendo un servizietto coi fiocchi, il vecchio non gli va a morire di crepacuore? Almeno è morto felice! O se proprio felice non era, arrapato di sicuro. Quel giorno la vecchia sordomuta strinse forte i pugni a forma di corna, ma non li agitò. Lo lasciò lungo i fianchi. Il vecchio indi sorrise benevolo con la testa che gli faceva quello strano streaching: destra sinistra, destra sinistra …

Il secondo giorno fu un tantino diverso. Sul pullamann c’era un anomalo parlottare.

E chi è questa bella bambina, fece la vecchia seduta sul sedile di fronte. È la mia bella nipotina, rispose con inesauribile grinta la nonna. Ti piace il mare? Chiese la vecchia.

Mi piaceva, prima di esserci venuta con voi, avrebbe voluto rispondere la piccola, ma chinò solamente il capo in segno d’assenso. Timida, continuò la vecchia strizzando l’occhio alla nonna. Timida un cazzo, avrebbe aggiunto la giovine, ma non era il caso. Al lido, dopo l’appello, il parlottare non era cessato. C’era una certa agitazione fanciullesca tra i vecchi. Senza che le avesse chiesto nulla, la nonna le si avvicinò all’orecchio e le disse che una di loro era sposata con un indiano, un brahamino dicono, e stavano cercando di convincerlo a fare un po’ di yoga al gruppo in questi giorni. Così per animare le giornate. La bambina si guardò intorno e lo vide subito. Si chiese come mai non lo avesse notato prima. Aveva il tipico aspetto del guru: schiena eretta, mento alto, camminata pacata e sorriso alla monnalisa sempre stampato in faccia. E quel dondolare della testa stranissimo: destra sinistra, destra sinistra… come se non potesse fermarsi o il mondo sarebbe stato distrutto. Un gruppetto di anziani troppo bianchi gli parlava confusamente. Lui faceva sì con la testa, ma non sembrava ascoltarli veramente. In spiaggia, qualche ora dopo, arrivò l’allegra notizia: dal giorno dopo, ogni mattina, alle 9 avrebbero fatto una lezione di yoga. Ci fu un applauso di gioia.


La vecchia sordomuta agitava le mani al cielo come un’indemoniata, mentre un’anziana signora le sorrideva e diceva a tutti che la capiva, anche senza conoscere il linguaggio dei sordomuti. Vedete, adesso dice che il cielo è bellissimo, azzurro azzurro. La vecchia sordomuta rispondeva con le corna e la vecchia sorrideva.


In riva, sul bagnasciuga, l’unica ragazza del lido stava leggendo un libro per ragazzi di cui, da lì ad alcuni anni, non ricorderà più nè titolo nè trama. Il vecchio trans le si avvicinò guardando di sottecchi la nonna della ragazzina che spettegolava lontana con altre mummie della parrocchia. Che stai leggendo le chiese con quella voce distorta. Niente di speciale, rispose la piccola senza alzare gli occhi dal libro per timore che la nonna la sorprendesse a parlare con “la spudorata”.

Ma non te ne sei accorta?, continuò l’exuomo.

Di cosa, si accigliò la giovine tenendo sempre fisso lo sguardo sul libro.

Stai tranquilla, tua nonna è impegnata a raccontare i fatti di una vicina un po’ losca. Non si accorgerà che stiamo parlando.

La ragazza sospirò, appena. Chiuse il libro e chiese di cosa non mi sono accorta?

Di come ti guarda! E il trans rise nel suo modo sguaiato e teatrale. La ragazza si voltò verso la nonna per timore che la risata avesse attirato la sua attenzione, ma era troppo lontana e distratta.

Ti lancia certe occhiate!

Ma chi?

Come chi? Il bagnino!

Il bagnino?

Proprio lui! Si vede che sei ingenua, ma io certe cose le capisco subito. Non gli sei indifferente! Dovresti andare a conoscerlo, magari, chissà… potrebbe nascere qualcosa?

Qual… cosa?

Qualcosa! Una storia d’amore, un flirt, una botta e via, qualcosa!

La ragazza arrossì visibilmente. Guardò verso la nonna che si sarebbe sicuramente arrabbiata se avesse scorto il rossore sul suo viso. Ma era troppo presa dai pettegolezzi.

Non sei mai stata con un ragazzo, vero? Chiese l’exuomo.

Ho solo 14 anni!

Ebbé? Che significa? Il problema non è l’età, e in questo le amiche della ragazza erano una prova inconfutabile, il problema è se il sentimento c’è o meno? Se ti piace bene, altrimenti pazienza! E si alzò ridendo e tremolando col seno.

Il mare era piatto. Il libro era diventato, improvvisamente, ancora più noioso di prima. Il bagnino in riva fissava l’orizzonte immobile anche se in acqua non c’era alcun bagnante. Le onde gli lambivano i piedi. Il blu del mare era stupendo. La t-shirt rossa del bagnino sembrava la pupilla di un occhio gigante e alieno. Passò così il terzo giorno, contemplando sul bagnasciuga.


Tutti i vecchi, in file sparse, sotto il sole del primo mattino sembravano musulmani in adorazione del mare. In ginocchio davano leggeri colpi con la fronte alla sabbia. Il vecchio indi insisteva con quell’esercizio con un’austerità notevole. Il vecchio col bastone, proprio dietro l’uomodonna, fissava il prominente culo sghignazzando. La vecchia sordomuta quel giorno non avrebbe avuto di che lamentarsi: era a casa perché la sua accompagnatrice aveva da fare e non avrebbe potuto portarla al mare. Non vide così tutti quei vecchi con in fronte una pennellata di sabbia e sudore.

Forse quella storia dello yoga non era da sottovalutare. Grazie a quell’ora di ridicoli esercizi i vecchi rimanevano impegnati in massa e non avrebbero dato noia alla ragazzina. E mentre questa si dirigeva al mare per una sana nuotata in tranquillità scorse uno sguardo complice del trans che in ginocchio, in posizione di supplica, le strizzò l’occhio. Sicuramente era un invito a seguire i suoi consigli del giorno prima. La giovane ignorò il messaggio cifrato e si avvicinò alla riva. Saggiò l’acqua del primo lembo di un’onda pigra con un piede e rimase di ghiaccio.

Ma non per la temperatura. Il bagnino vicinissimo a lei la guardava sorridendo.

E tu non vai a fare yoga le chiese.

Yoga?

Gli esercizi che stanno facendo gli altri!

Ah! No! Preferisco farmi una nuotata.

Ben detto, brava! Sospetto che il vecchio indiano li stia prendendo in giro. Ho fatto yoga per un po’ e non ho mai visto esercizi del genere.

Lei ha fatto yoga? Balbettò la ragazza con il piede bagnato ricoperto da una calzetta di sabbia e l’altro asciutto.

Lei? Lei chi?

Lei!

Io sarei lei? Mi fai così vecchio? Guarda che ho appena 19 anni!

Ah!

Comunque non volevo disturbarti, stavi andando a farti una nuotata.
Ma lei non mi disturba, cioè tu non mi disturba, volevo dire disturbi, n – o – n mi disturbi. Sospirò esausta.

Ok, a dopo allora!

A dopo rispose la giovane e si tuffò in mare senza saggiarne la temperatura, come invece avrebbe fatto. L’acqua gelida la schiaffeggiò. Si sentiva bollente. Come se avesse la febbre. Come se avesse preso un’insolazione. Immaginò, sottacqua, lontana dalla vista della nonna del trans del bagnino del guru e degli altri vecchi, che l’acqua intorno a lei stesse evaporando per il calore che emanava del suo corpo. Riemerse inspirando tutta l’aria e il sole che poteva. Solo tre giorni e sarebbe tornata alla sua vita, alle sue estati e quest’assurda settimana sarebbe stata accantonata nel ricordo. Forse pure dimenticata. La nonna la chiamò e lei ritornò a riva. La lezione di yoga era finita, servivano altre distrazioni. Come per esempio raccontare qualche cagata alla nipotina.

E così fu. Mentre la nonna le raccontava degli esercizi, dovresti provare pure tu, lei le guardava i granelli di sabbia fra le rughe, ti divertiresti da impazzire, e notò che tutti avevano granelli di sabbia fra le pieghe del viso, stai sempre zitta e sola, e questo gli sembrò un presagio di morte, sei sempre cupa lo yoga ti farebbe bene, come se quella sabbiarappresentasseildegradodiqueicorpigiuntiallafine, io mi sento ringiovanita, come se quella sabbiarappresentasseillentosgretolarsidiognicosa di ogni vita, domani perché non ci fai un pensierino per la nonnina, anche della sua.

Qualcuno scorreggiò.

Ma i vecchi fecero finta di niente.


Il quarto giorno erano in ritardo, il conducente imprecava mentre cercava di mantenere un’andatura sostenuta senza sballottare troppo il carico di terza età indignata che aveva dietro. Quando scesero al lido ci fu un borbottio generale per la guida e il ritardo. La ragazzina scese per ultima come sempre. Si sentì osservata. Sulla spiaggia il bagnino stava sistemando le ultime sdraio. L’uomodonna gli zompettò subito incontro festosa, sbattendosene altamente dell’appello. E dell’età.


Il ritardo non impedì di fare, comunque, la lezione di yoga. Quel giorno il sole non estiveggiava come si sarebbe convenuto ad un sole mediterraneo. C’erano nuvole gelide in alto, ma nel complesso non si stava male, non faceva caldo, tutto qua. La nonnina, spalleggiata da altre tre anziane, tentava di allettare la nipotina a praticare lo yoga. Niente da fare, non le andava. L’indi dalla testa tremolante troneggiava davanti una schiera di determinato e blando vecchiume. Nei loro occhi c’era una serietà da atto finale. Credevano davvero nell’importanza di quelle poche lezioni. Prima di cominciare, il maestro, l’unico abbronzato del gruppo senza esposizione al sole si sfilò una collanina lunga lunga che teneva sotto il sari. Si rivolse alla ragazzina e le chiese di riporla nella sua borsa, sotto quell’ombrellone là. La giovincella si accorse che il bagnino la guardava, perché anche lei si era ritrovata a guardarlo, di sottecchi. Aprì la borsa del guru di parrocchia e posò la collana lunga lunga, e anche alquanto femminile, all’interno della sacca in paglia. Dentro c’era un libro molto grande: Il vero Metodo Pilates. Cose indiane, sicuramente. Richiuse la borsa e corse in acqua. L’impatto con l’acqua gelida le toglieva di dosso quel torpore senile che infestava la sua mente.

Osservò i vecchi fare yoga dal punto più lontano che riuscì a raggiungere nuotando. L’ondeggiare gl’imponeva una visione a scatti rendendo quei corpi di pergamena e fragilità ancora più grotteschi. Non vedeva il bagnino, per fortuna. Essendo l’unica in acqua avrebbe dovuto guardarla, anzi no, fissarla. Nuotò fino a stancarsi e si fece trovare sotto l’ombrellone prima che la lezione di yoga terminasse. Un vecchio, quello senza dentiera, poveretto, quello che Don Antonio stava aiutando e per il quale elemosinava di tutto, la invitò a giocare a bocce. La ragazza accettò di buon grado e decise, dentro di sè che avrebbe lasciato vincere il suo sdendato sfidante. A modo suo avrebbe perorato la causa di Don Antonio.

Ma quando il vecchio bocciofilo si stava per accingere a concludere la partita, dopo una fatica immensa fatta dalla ragazza per perderla, delle urla gli bloccarono la palla tra le dita nodose. Il vecchio, mancato vincitore dell’unica partita di bocce concessagli in quei giorni, voltò il capo verso la spiaggia con una lentezza irreale. La ragazza, invece, si tuffò in acqua con una prontezza di cui non seppe mai spiegare l’origine. Né capì mai perché non avesse cercato il bagnino piuttosto. Raggiunse la signora che vantava di comprendere la sordomuta proprio mentre stava bevendo l’ennesima sorsata di mare e paura. L’avvinghiò e tentò di trascinarla a riva, ma due mani le afferrarono entrambe per le ascelle tirandole su. La vecchia dal potere della comprensione delle lingue, anche di quelle non parlate, era stata disorientata da un’onda e, presa dal panico, aveva iniziato a bere acqua agitandosi senza soluzione. La ragazza l’aveva raggiunta e trascinata per due metri circa, ma arrivarono il vecchio col bastone e l’indi a tirarle su. Non erano poi così lontane dalla riva.

Dopo che l’anziana annegata si riprese sputando acqua salata e imprecazioni in un dialetto d’antico sud e la giovane baywacther comprese che sarebbe bastato raggiungere la donna camminando per poi trascinarla puntando i piedi, tutti, ma proprio tutti (si sa quanto attirino la folla incidenti del genere) si chiesero dove fosse finito il bagnino.

Lo trovarono in un angolo ai margini del loro compattissimo gruppo (che senza volerlo stava asfissiando la mancata annegata serrandola in un bozzolo di corpi decrepiti). Aveva due occhi così rossi e semichiusi che sembrava avesse dormito poco e male e si fosse appena svegliato. Chiese scusa, a voce bassa. Ero in bagno. E mentre la vecchia sordomuta gli faceva le corna, qualcuno disse mi sente Don Antonio stavolta, qualcun altro drogato, molti invece ruminarono solo borbottii incomprensibili.

A tavola la ragazza fu oggetto di discussione. Ma fu la nonnina a prendersi le lodi.

Ma che brava nipotina che hai.

Lo so, lo so.

Bella e brava, si vede che è stata educata bene.

Ovvio è mia nipote.

Brava è dir poco, anche coraggiosa, mica come quel rammollito che si spaccia per bagnino.

Ha preso tutto dalla nonna. Da giovane ero come lei: silenziosa, ma operativa. Quando ce n’era di bisogno.

(silenziosa un bel paio di palle, vecchi maledetti, masticava tormentata la ragazzina)

Il sangue è sangue.

(e il vomito è vomito, pensava ascoltando quel delirio da ospizio).

Il bagnino serviva ai tavoli con in volto un’espressione da castigato. Faceva quasi pena. Gli anziani, era evidente, lo ignoravano apposta. Anzi facevano, come al solito, ma quella volta di più del solito, commenti sui giovani e sulle loro inefficienze. Un anziano iniziò pure un dibattito sugli atti di vandalismo dei giovai d’oggi e prese ad esempio una frase intagliata sul legno del tavolo. E lo disse ad alta voce proprio mentre il bagnino gli portava il contorno di verdure.

Quando fu ora di sparecchiare la ragazzina diede una mano a portar via i piatti sporchi tra i complimenti delle vecchie per quell’ennesimo gesto di maturità. Si avvicinò al posto dove l’anziano aveva trovato la frase.


Il mio bacio era un melograno

profondo e aperto:

la tua bocca una rosa di carta.

G.L.


Chissà chi erano G. ed L. Chissà quando l’avevano scritta e perché.

Com’è un bacio come un melograno? Ma più di tutto: com’è un bacio? Di sicuro non avrebbe mai chiesto una consulenza a Samantha. Si voltò pensando queste cose, con il piatto sporco tra le mani e si ritrovò il bagnino davanti.

Anche tu ce l’hai con me?

Per cosa?
Non fare finta di niente.

Senti per me non è successo nulla. Peggio per te che dai ascolto a quello che dicono ‘sti vecchi.

Il ragazzo le prese il piatto dalle mani e le sorrise. Avvicinò la sua bocca all’orecchio di lei e le disse Grazie, piccolina. Poi le strizzò l’occhio e andò in cucina.

Quando tutte le vettovaglie furono portate via la giovane andò sotto l’ombrello, dove la nonna e la sua amica l’accolsero con ulteriori complimenti. Sorrise loro e si sdraiò a prendere il sole. Si sentiva stanca. Le dolevano le braccia di pesantezza e formicolio. Tentò di rilassarsi isolandosi dai rumori attorno a lei. Il bagnino le si avvicinò, lentamente, al viso. Era tutto bagnato e ansante. Aveva nuotato senza togliersi la t-shirt e adesso il rosso della maglia era più vivo che mai. Sembrava sangue in una busta lucida da trasfusione, come le sue labbra che si avvicinavano a quelle di lei e come i suoi occhi, rossi e alieni. Sentì la nonna che le sibilava nell’orecchio spudorata. Qualcuno rideva sguaiatamente. L’uomodonna, di sicuro.

Si svegliò di soprassalto. Sudata fino all’inverosimile. Si guardò attorno agitata. La nonna, sulla sdraio, sonnecchiava decorata da un rivolo di bava colante dalla bocca. La gola era arida e il respiro infuocato. Si toccò la fronte, calda e bagnata, e scostò i capelli appiccicati. Il cuore le batteva forte, perché in mezzo a quel sudore, in basso, tra le pieghe degli slip del costume … c’era qualcos’altro, di più bollente e bagnato.

[...continua qui e su IL PRIMO BACIO FA SCHIFO]

Tuesday, May 15, 2007

Quando finisce l'estate

[Lo so, lo so: vi ho rotto con questa storia dell'antologia! Ma cercate di mettervi per un attimo nei miei panni: è la prima grande antologia (3.000 copie distribuite sul territorio nazionale) che contiene un mio racconto!
La raccolta è rigorosamente in copyleft, quindi mi permetto di proporvi il mio racconto. Anzi farò di più: la storia che mi hanno pubblicato è una versione ridotta ed editata, qui, su questo spazio web sociopatico, ne proporrò la mia personale prima stesura. Ovviamente dovrò dividere il racconto in più puntate altimenti rischio che vi si irritino gli occhi dopo un po'!

Sono ben accetti commenti di tutti i tipi, mica mi offendo! Ovviamente sempre nel rispetto e nel dialogo!
Spero vi piaccia sia la storia sia il libro... perchè andrete a comprarlo il libro, vero?]

QUANDO FINISCE L'ESTATE 1


Il mio bacio era un melograno

profondo e aperto:

la tua bocca una rosa

di carta.

(Federico Garcìa Lorca)

La vecchia sordomuta continuava a fare le corna al vecchio indi che inebetito dall’età le sorrideva nonostante le mute imprecazioni.

Le scuole si erano appena concluse. Una settimana forse o poco più. Il pullman si fermò davanti al lido con una lentezza tale che sembrava trasportasse il più fragile dei contenuti. O il più pericoloso. Quando la porta si aprì scesero 48 vecchi e una bambina. Per ultimo il conducente,. La parrocchia de “Le sante lacrime di Maria” aveva regalato, per la modica cifra di 50 euri cadauno, una settimana al mare a tutti gli anziani desiderosi di scatenarsi. Come ai vecchi tempi. Ogni anziano, spiegò Don Antonio per 5 o 6 domeniche di fila, poteva portare uno e un solo nipote. Così ecco giustificata la presenza della bambina. Nessuno dei restanti 47 vecchi era riuscito ad allettare uno e uno solo dei propri numerosi nipoti a scatenarsi con loro per una settimana di mare. La bambina, appena 14 anni, non aveva avuto molta scelta. La madre, una mattina, le disse ti regalo una settimana al mare con la nonna, contenta?

Sorridere senza trasporto era il massimo che le riuscì di fare. Voleva bene alla nonna, ma come avrebbe potuto amare altri 47 ottuagenari deliranti sotto il caldo estivo? Ovviamente nessuno si sarebbe aspettato la carestia di nipoti, quindi fu un trauma per tutti quando, a bordo del pullmann, salì quell’unica, triste, bambina. Il trauma, però, durò solo alcuni secondi per vecchi, un’eternità per la bambina. Per lei quel primo viaggio, quella mattina, alle 7, col fresco aveva spiegato Don Antonio, fu come essere in un museo ambulante pieno di mummie, senza disinfettante.

L’indi sorridente salutò con un cenno del capo il vecchio col bastone che gli disse di non aver soldi e che se proprio doveva chiedere l’elemosina che lo facesse ai semafori cercando di pulire i vetri, almeno se li guadagnava quei quattro spiccioli. Il vecchio indi sorrise scuotendo il capo a destra e a sinistra.

Di quel viaggio la bambina non ricordò mai nulla di specifico, solo pelle rugosa indistinta. Pensava solamente ad una frase: non ci credo, non ci credo, non ci credo, non ci credo …

Quella sarebbe stata la settimana più lunga della sua vita. Già se li vedeva i vecchi fare a gara per raccontarle le cagate del loro passato, a come si stava meglio quando si stava peggio, a come erano diversi loro alla sua età, a come si mangiava meglio e si rispettava di più i genitori. Già li sentiva i discorsi di sua nonna ripetuti 47 volte con 47 voci diverse per 7 giorni di fila. Una tragedia. Sarebbe cresciuta complessata da quell’esperienza traumatica e devastante. Scese per ultima dal pullmann, ma non servì a nulla, i vecchi erano troppo lenti e lei non riuscì mai a distaccarsene completamente.

Il vecchio col bastone tentò di alzare la gonna ad una vecchia troppo truccata, con le labbra ancora troppo carnose e i capelli troppo vaporosi. La vecchia si voltò con un grottesco sorriso da pin up e tuonò con voce da contrabbasso: ma che fai, bello. La vecchia sordomuta che vide tutto agitò le corna in segno di disprezzo.

Al lido fecero l’appello. Evidentemente qualcuno temeva che uno di loro potesse scomparire durante il tragitto, evaporare per il caldo. Oppure fuggito. Di corsa, magari. Forse è vero che dopo una certa età si ritorna bambini. Quindi la quattordicenne era la più matura del gruppo, ma solo teoricamente. In realtà, già lo sapeva, l’avrebbero trattata come una deficiente per tutto il tempo. Quando sistemarono le proprie cose nella cabina iniziò il conto alla rovescia. E chi è questa bella bambina disse la signora con cui lei e sua nonna condividevano il loculo balneare. Chi è?, sorrise con un’evidente dentiera da quattro soldi. E da lì ecco iniziare la farsa che si sarebbe ripetuta per tutto il giorno: è la mia dolce nipotina, rispose, impettita, la nonna, felice di poter ostentare la compagnia di una giovane a dispetto dell’incapacità degli altri vecchi di riuscire a trascinare i loro nipoti.

Mentre si dirigevano verso la spiaggia le sembrò di essere in una riserva del WWF piena di lucertoloni che si crogiolavano al sole. Contro ogni aspettativa i vecchi non la cagarono, non subito almeno, ma si sistemarono sotto gli ombrelloni pronti ad attendere che quella settimana passasse. Sembrava che aspettassero la morte, ma invece di aspettarla a casa, sembrava avessero deciso di aspettarla al mare, con il sudoku in mano i più vivaci, con la settimana enigmistica i più conservatori. Piuttosto che ammuffire in mezzo allo smog e al cemento, avevano preferito logorarsi di salsedine.

Sbuffò, la bambina, e si sdraiò sulla sua tovaglia da mare.

E chi è questa bella bimba?, disse una voce raschiosa come quella di un muratore intasato di catarro.

Eccone un altro pensò la bambina schermandosi la faccia a causa del sole, per vedere chi parlava. È la mia bella nipotina, ripeteva, con il solito entusiasmo, la nonna. È proprio una bella bambina, si farà una donna molto desiderata, ringhiò la voce. La bambina, mentre la nonna rimproverava, simpaticamente, la voce, si mise a sedere per osservare l’individuo che alludeva alla sua futura bellezza e rimase di stucco. Nonostante fosse truccato come un affresco, i suoi capelli fossero lunghi e vaporosi e possedesse un seno gigantesco e mollo… quello era un uomo. Non riuscì, la bambina, a non sgranare gli occhi e se ne vergognò, immediatamente. L’uomodonna le sorrise e mostrò delle labbra abominevoli.

Tienila d’occhio, consigliò la voce dell’uomodonna, che i ragazzi non si lasceranno certo sfuggirete un bocconcino così appetitoso. Ma quale ragazzi, sorrideva la nonna, ha solo 14 anni.

Io a quattordici anni ne avevo già spogliati una decina, rise con troppo teatralità la voce dell’uomodonna.

Ti prego, non davanti la bambina, intimò la cara e pudica nonnina.

Ma quale bambina, questi qua, a 14 anni ne sanno una più dl diavolo. Forse l’ha già fatto e tu manco te ne sei accorta.

La nonna arrossì, paonazza. Non sapeva dove guardare, di sicuro non la nipote, anch’ella rossa in viso, ma per una vergogna diversa, non di sicuro per mi discorsi dell’uomodonna.

Una volta che rimasero sole, la nonna prese a giustificarsi. Non l’ascoltare, diceva, ignora i suoi discorsi, Samantha (è così che si chiamava l’uomodonna) è sempre così sboccata. Dicono, continuava la nonna con fare cospiratore, che prima fosse un uomo e poi si sia operato. Un trans insomma, le servì la bambina. Sì quella parola là, le fece eco la nonna. Mi chiedo come abbia fatto Don Antonio ad invitarla.

Quel giorno, alla fine, passò. La bambina dopo un bagno brevissimo e un pasto noioso al banchetto della terza età si limitò a lasciar trascorrere il tempo osservando Samantha. Era l’unica che saltellava, con quei due immensi budini al posto del seno, da un ombrellone all’altro chiacchierando e animando il pomeriggio. Era simpatica in fondo.


[...continua qui e su IL PRIMO BACIO FA SCHIFO]