Sunday, November 29, 2009

il sociale come piace a noi










D - Un giorno mi porti a Ostia a mangiare?
G - Hai voglia di pesce?
D - Io non mangio pesce!

Wednesday, November 25, 2009

La povertà non è una favola

















La povertà non è una favola, ma noi non smettiamo di scrivere la storia del nostro futuro!
Io ero il nano giapponse!

Per SAPERNE DI PIU'.

Friday, November 20, 2009

Ritratti dal Labirinto - C. Peluso

[per vedere gli altri ritratti dal labirinto cliccare sulla parola MINOTAURO!]

Tuesday, November 17, 2009

La notte dei senza dimora - Arigiani Digitali - doc

[Il video è stato realizzato, come vedrete, da Artigiani Digitali (che ringrazio), a parte il mio parlottare isterico è davvero emozionante vederlo e ricordare il sudore che abbiamo sputato per realizzarla!]

Amore chimico! - S. Di Fonso

La cinematografia è zeppa di film in cui uno dei protagonisti si risveglia la mattina, dopo un addio al celibato a Las Vegas, e si ritrova sposato e dormiente accanto a una cavalla bronzea o più semplicemente alla sorella del suo amico. Occhio allampanato e la domanda “E io che ci faccio qui”?
Succede che in raptus notturni, dopo una festa o una serata con gli amici, si venga assaliti da una terribile voglia che diventa famelica alla visione nella notte della camionetta del porcaro o del lurido che eroga succulenti topo burger di fiume, conzati e conditi con metodi sopraffini al palato. Questa viene comunemente chiamata fame chimica, che attacca anche quelli rimasti a casa, che si svegliano sul divano con i titoli di coda che scorrono e hanno un solo e unico pensiero... Panino col tonno!
La fame chimica è un raptus. Si mangia spesso per gola e non per fame, il che rende felice l'ego dei cuochi, imbrigliati dal destino della loro opera d'arte, quella di essere mangiata.
Raptus notturni prendono anche il giovane popolo della notte di tanto in tanto, per cui un incontro nell'ennesimo locale, al buio, rende tutto meravigliosamente attraente, si manifesta addirittura la famosa iper ricettività notturna, quella che hanno i rapaci scornacchiati o gli sbandati sentimentali.
L'amore chimico ha questa forma e si sviluppa solo grazie ed esclusivamente ai quei disgraziati dei ferormoni, che impazziscono e che risulta difficile da gestire. Si infilano nel naso, vengono recepiti dall'organo vomeronasale e poi entrano in circolo, senza se e senza ma. Il desiderio del topo burger allo stesso modo si realizza nel desiderio di una persona, un fascino, una bellezza di una sera. Dopo lunghe argomentazioni con amici a cui ho sottoposto la delicata questione, ci si trovava d'accordo sulla durata dell'effetto, è quello che io chiamo Le 36 ore per la vita. Detta anche o la va' o la spacca. Perché poi tutto si ridimensiona, si ritorna nelle tane, si riprende la realtà, il lavoro, nostro marito o nostra moglie, i ritmi, che sono lontanissimi dalle ore che ci hanno preceduto.
Ognuno pensi a un dolce, una prelibatezza, una frittella di cui va goloso. Io penso al tiramisù. Mangiare tiramisù tutti i giorni, solo a dirlo mi si riempiono le papille gustative di acquolina. Poi il tiramisù, ahimè, dà una mazzata al fegato e ai quei pochi neuroni che chiedono leggerezza per correre, la budra cresce inesorabile e la parcella alla palestra è da mettere in conto. Da piccoli ci dicevano “devi mangiare un poco di tutto”. Vale anche per il topo burger, se mangiato ogni notte può fare crescere le branchie.

qualcuno deve pur farlo



[coordinare il progetto SHAKER è un lavoro duro, ma qualcuno deve pur farlo!]

[l'importante è avere una bella squadretta!!!]

Thursday, November 12, 2009

un salto per la pace che salta


[Oggi sono stato con SHAKER tutto il giorno a p.zza VITTORIO per il passaggio de LA MARCIA MONDIALE PER LA PACE. Come vedete dalla foto!
L'ENTUSIASMO, la gioia, l'aria che si respira in questi momenti ti fanno credere DAVVERO che il mondo sta cambiando. Poi torni alle tue cose (nel mio caso è difficile dire "alla tua vita") e ti accorgi che il mondo non solo non è cambiato, ma non sembra avere tutta st'intenzione di cambiare.
IO PER PRIMO SENTO DI NON RIUSCIRE A CAMBIARE!
Allora ti chiedi, mi chiedo:
Cosa è accaduto oggi? A che sono serviti quei bambini che ascoltavano di pace, accoglienza, fraternità? Che ci stanno a fare tutte ste associazione co sti banchetti (compresa la mia)? A che serve la sagra della PACE senza salsicce o cime di rapa o piatti tipici della Nazione della Pace?

Te lo chiedi, me lo chiedo, perchè cazzo quante manifestazioni, serate, festival, marce, flashmob, istallazioni, insurrezzioni, slogan, video, canti, balli, alligalli ci stanno per la solidarietà, l'integrazione, il miglioramento?
Quanti?
Fino ad un mese fa, giusto per mettervi a contatto con ciò che dico, ci sono state lo stesso giorno: La marcia antirazzista e la La notte dei senza dimora.
E' passato un mese e non solo non è cambiato niente, stiamo ancora in piazza a dar volantini e a sbraitare: SEMPRE GLI STESSI!
Lo so, lo so: A CHI LO DICI GIRO' rompi tutti i giorni co sto SPAM "SOCIALE"!

Appunto: ROMPO!
A volte credo proprio di rompere i coglioni per davvero. Di importunare, ma non i potenti, i cattivi, i bastardi, ma proprio quelli a cui chiedo una mano perchè credo possano darmela, vogliano darmela!

Scusate lo sfogo, davvero.
Mi rendo contro che possa non fotterne niente a nessuno, per carità, ormai sono grande abbastanza per intuirle certe cose, ma il blog è mio e mi sfogo come voglio!
Agli altri lascio la possibilità di commentare a vuoto questo eterno delirare virtuale che imperversa nell'era dell'INTERNET!
COLONNA SONORA: A SANGUE FREDDO

Wednesday, November 11, 2009

Gli Evasi della Sprea - m. cristan

[Vi segnalo l'articolo e l'iziativa di un'originalità disarmante di uno scrittore che stimo molto. La performance realizzata a Berlino dovrebbe far riflettere molti futuristi romani che nonostante la visibilità delle loro iniziative (fontana di trevi rossa, palline per Trinità dei Monti) rimangono lontani dalle problematiche di questo paese e non incidono sulle coscienze. Maksim ha realizzato qualcosa di grande che spero non passi inosservato, ,a se così fosse, il problema è di chi non vuole osservare, ma si accontenta di vedere!]


Ci sembrava importante rendere visibile un problema invisibile, facendo emergere quei corpi, immaginandoli in un percoso che dal mar Mediterraneo risalendo le correnti fluviali li vede approdare nelle acque della Spree a Berlino. Portare questo problema nel cuore dell´Europa in festa per l´abbattimento del muro. Come luogo dell´intervento abbiamo scelto Oberbaumbrücke, dove scorreva il muro che una volta divideva la cittá e di lasciare questi corpi alle acque lungo la frontiera, lasciandoli attraversare la città. Un modo di riflettere alla condizione stessa dell´emergenza, emergenza di persone spinte dalla sopravvivenza a mettere a rischio la loro vita affidandosi alle acque. Emergenza come pulsione di vita di gente che vuole vivere. In primo luogo quest’azione è una celebrazione come momento di presa coscienza del momento presente e non come mero festeggiare rivolto al passato.

Monday, November 09, 2009

Altro che Adsl - P.Caruso

Altro che ' adsl..

tutto e' cosi schivo da non saper di niente..

scrivo da qui con un so' che di mistero legato alla follia di questo planisfero;

o sono persa

o sono immersa,

fatto e'-che sono diversa.

In questo mondo virtuale cosa pensi ci sto a fare .?

digito caratteri che nn mi appartengono soltanto il materiale di un incontenibile voglia di strumento.

Nulla mi trattiene se nn questo momento di puro avvilimento, realta' vi' sto vivendo..

Adsl che volgarita'! una semplice tastiera...ma quanti danni fa'..se la usi senza meta mai ti aggradera';

cmq mi accontento di un semplice strumento che danno faccia solo ai piu stronzi di stu membro.

E ancor di piu' ti dico mi sento molto schivo,

al pensar a questo mondo pieno ancora di schifo!..saputo e risaputo me ne vado su sto rigo.

Patrizia Caruso

Tuesday, November 03, 2009

La grande ammuffata!

Ricordo una di quelle feste post adolescenziali che si facevano in casa quando i genitori finalmente si prendevano un fine settimana di svago, in quell'occasione la mia casa fu invasa da gran parte della scena anarco metallaro, un parterre di capelli lunghi, sex pistols sempre verdi, prime evasioni psicotrope e spiegazioni meticolose sull'uso della batteria nei pezzi dei Caracass. Tra gli invitati il filarino di una mia amica, che poco aveva a che fare, esperto lui di bowling e discoteche del sabato pomeriggio. Arrivò per primo, prese posto sul divano e lì ci rimase immobile e impassibile fino a mattino, quando la festa si era conclusa con contusioni alcoliche.

Tuttora, a distanza di anni, se incontro qualche invitato a quella memorabile, almeno per me , festa, mi chiedono se il ragazzo sia ancora seduto su quel divano.


Forse sì, è ancora lì, con la sua muffa sulle spalle, ad aspettare tempi migliori.


La muffa cresce in ambienti umidi, non esposti al sole, non è mortale, la sua presenza può provocare allergie ma la sua utilità in campo biologico e alimentare è indubbia.


Sono arrivata a Torino da poco sapendo che novembre non assomiglia al maggio francese né tanto men all'ottobrata romana, godendo al pensiero però della colline chiazzata di colori, come una tavolozza autunnale gli alberi cambiano umore e tonalità, sento vivo il senso dell'autunno e dell'arrivo dell'inverno. Ahimè mal ricordavo l'effetto devastante delle giornate grigie e umide, quelle adatte alla coltivazione dei batteri da muffa, quelle giornate dalle nuvole così basse che pesano sulle palpebre degli abitanti, quelle giornate tipiche di cui parla mezza Italia quando gli si chiede che idea abbia di Torino. Certo, il cinema, i festival, i caffè alla francese, la pasticceria, la gentilezza sabauda, ogni tanto però mi viene ricordato che questa città, almeno climaticamente, riserva buie giornate e umori camaleontici. L'arrivo da Roma questa volta è stato repentino, un viaggio in auto in una notte, occhi sbarrati e tanto desiderio di arrivare. Salivo in auto guardando il Colosseo nella sua mitezza e sono scesa nel gelo davanti una statua equestre. Sono salita in auto in una città che regala spazi improvvisi, aperti, millenari, assolati e assoluti, e sono scesa in una città che improvvisamente mi sembrava piccola, quasi ridicola, con le sue piazze tutte simili, rigorosamente squadrate, pulite e stupidamente austere.


Quale migliore condizione per la coltivazione della muffa, quella che ci cresce addosso in un pomeriggio scuro e piovoso, freddo, sulle spallucce, quando il massimo del desiderio è rimanere arroccati sotto le prime trapunte, quella muffa che si insidia un po' dentro e blocca le nostre funzioni vitali per un semplice mal di testa o per qualche ora in meno di sonno, sembra quasi una irrefrenabile tentazione alla posizione orizzontale. Non a caso in Piemonte la muffa è rientrata a far parte del business del formaggio doc, ormai si cerca la muffa sui formaggi come i tartufi nei boschi, diventa un segnale prezioso dell'artigianalità e originalità del prodotto. Beh, inizio a capire il perché ne avremo da vendere di muffa da questa parti, la meteoropatia non è un vezzo ma una vera e propria malattia che blocca la vitalità torinese, che desertifica la città quando piove, che ci impigrisce anche negli slanci d'affetto.



E meno male che il re ha fatto fare i portici, per poter passeggiare per Torino anche quando le condizioni muffologiche non lo permettono, aveva capito quanto fosse importante scrollarsela di dosso con un po' di sano shopping!