Monday, April 27, 2009
Lansdale a Roma
Friday, April 24, 2009
subliminal idol - g. grammatico

Thursday, April 23, 2009
Joe R. Lansdale a Roma

Alla
APERITIVO TEX MEX CON L’AUTORE
JOE R. LANSDALE
Sulle note della musica folk americana, lo scrittore cult JOE R. LANSDALE
sarà ospite in libreria per un incontro eccezionale. Dal Texas orientale, quello degli uragani, arriva l’autore dei gialli pulp che descrivono la “pancia” dell’America profonda che tanto ha coinvolto e disorientato, entusiasmato e divertito migliaia di lettori italiani.
Nel nuovo romanzo in uscita per Fanucci Editore, tornano Hap e Leonard, la coppia di detective più improbabile e divertente degli Stati Uniti.
Vi aspettiamo!
Si ringraziano per l’eccellente e affettuosa collaborazione:
Tutta la casa editrice Fanucci e l’editore Sergio Fanucci;
Lo scrittore e “tuttologo” Gianfranco Franchi di Lankelot.eu, Conduttore dell’incontro; L’appassionato lettore, musicista e compositore Danilo Butcovich, Interprete; La sempre entusiasta, efficientissima Chiara Moscardelli, Assistente logistica; La musicista folk Kasey Lansdale, figlia di suo padre, Autrice della colonna Sonora.
Info:
Wednesday, April 22, 2009
Tuesday, April 21, 2009
Monday, April 20, 2009
Oscenità - Argo is coming

BUONA LETTURA... e fatemi sapere, qalunque cosa!]
Friday, April 17, 2009
Senz'arte nè parte!

Con il patrocinio del Municipio Roma III, parte la prima mostra itinerante di opere realizzate dalle persone senza dimora ospiti del centro diurno Binario 95 - adiacente la stazione di Roma Termini. Le pitture esposte rappresentano il prodotto di uno dei numerosi laboratori del centro, che da 3 anni è gestito dalla cooperativa sociale integrata Europe Consulting grazie ad un progetto realizzato con il sostegno della Fondazione Vodafone Italia, del Comune di Roma e delle Ferrovie dello Stato. La mostra sarà inaugurata il 17 aprile 2009 alle 18.30 al Simposio (via dei latini 11, San Lorenzo) il primo dei locali romani partner del progetto…
Thursday, April 16, 2009
wiston a colazione
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mi districo tra la ghiaia informe
delle small talks cittadine,
stradaiole, d'evasione,
cincischiate nell'attesa
di qualcosa da definire.
e seguo il sole
cercandolo nel riflesso
delle finestre che si chiudono,
mano a mano che la prospettiva
si assottiglia.
CNTINUA A LEGGERE.
Wednesday, April 15, 2009
la cultura del terzo millennio: razzismo e ignoranza!
Bisogna dire basta a questa violenza razzista che sta dilagando in Italia. Chiediamo a tutta la città di Roma di condannare questo episodio e che la giustizia faccia il suo dovere di punire questi criminali. La politica si assuma le sue responsabilità, chi semina vento raccoglie tempesta. In questi anni si è seminato odio verso il diverso, l' immigrato criminalizzandolo. Queste aggressioni sono figlie di una visone politica che usato il lato oscuro della società, una politica basata su luoghi comuni, paure della gente, spingendo le parti più emarginati ad entrare in competizione, cioè la guerra tra i poveri..
Dove la società civile di questa città di Roma? Bisogna che ci sia una indignazione totale di tutti gli strati della società per isolare questi criminali. Le istituzioni dove sono? dove la sicurezza? dove sono i soldati, polizia, carabinieri?
Non doveva essere garantita la sicurezza a tutti i cittadini di questa città di Roma?
Come e stato possibile questa aggressione di questo Uomo? Dove lo stato?
Roma, nuova aggressione razzista. Un senegalese perde un occhio
di Massimiliano di Dio
Solo quando è nel corridoio sussurra: «I medici dicono che non riacquisterà più la vista ad un occhio». Poi rientra nella stanza e torna il sorriso anche se la benda che copre l’occhio sinistro di questo trentenne di Dakar lascia poco spazio all’immaginazione. L’aggressione razzista e il colpo inferto con una bottiglia di vetro rotta da Mirko Blasi, vent’anni di Tor Bella Monaca con precedenti per droga e reati contro la persona, sono entrambi dietro quelle garze bianche per le quali è davvero impossibile trovare un perché. Ci proverà la magistratura: lesioni personali gravissime aggravate dall’odio razziale, l’accusa per il giovane arrestato dai cararabinieri. Era tornato a casa a dormire, come se nulla fosse accaduto. Addosso aveva ancora la maglietta sporca di sangue.
Samba, torniamo a quella maledetta notte tra Pasqua e Pasquetta.
«Era poco dopo la mezzanotte. Sono uscito di casa per andare a comprare una ricarica telefonica. Volevo chiamare mio zio in Senegal e così sono andato in un bar di via Mussomeli con la macchina di un amico».
Poi cos’è accaduto?
«Fuori dal locale c’era un gruppetto di ragazzi. Bevevano, fumavano ma non li conoscevo. La macchina si è fermata proprio lì davanti, la batteria era scarica e loro hanno iniziato a insultarmi. ‘Negro di merda, che schifo di auto che hai, noi abbiamo quella buona’. Mi è venuto da sorridere e loro hanno continuato: ‘Vedi sto negro di merda, ride pure, morto di fame’».
È lì che hai deciso di chiuderti dentro la vettura?
«Sì, ho avuto paura. Sono sceso poco dopo, solo quando ho visto che era arrivato Salvatore, un mio conoscente».
Il gruppo però non si è fermato.
«Ho sentito uno urlare ‘Mirko’ mentre il ragazzo che chiamavano si dirigeva verso di me. Mi ha spintonato, continuando a insultarmi. In mano aveva una bottiglia, l’ha rotta sbattendola a terra e mi ha colpito all’occhio. ‘Sei un negro di merda, morto di fame’ continuava a gridare».
I carabinieri lo hanno arrestato per lesioni personali gravissime aggravate dall’odio razziale. Era la prima volta che subivi
un’aggressione xenofoba?
«Parole di quel tipo le senti sempre ma non ci fai caso. Quel tizio però voleva massacrarmi, per fortuna sono arrivate una persona che mi ha fatto salire sulla sua auto e subito dopo la pattuglia di Tor Bella Monaca. I carabinieri sono venuti anche ieri. ‘Stiamo lavorando per te’ mi hanno detto».
Da quanto tempo sei in Italia?
«Dal 2003, sono stato prima sei mesi a Firenze, poi sono venuto nella capitale. Roma è il mio sogno fin da bambino, vorrei restare a vivere qui
L'UNITA' 14.04.2009
Monday, April 13, 2009
Friday, April 03, 2009
L'Italia diventa sempre meno casa mia
Pecezione non ci sta!
Percezone dice che di fornte ad un parto, seppure di una donna irregolare, rimane sempre il dovere di inchinarsi davanti il mistero meraviglioso di una vita che nasce!
Fanculo a chi denuncia gli irregolari!]
"Al Fatebenefratelli di Napoli il caso di una ivoriana in attesa dello status di rifugiato
Non ha potuto allattare il neonato. Il legale: applicano una legge che non c'è!
Migrante partorisce in ospedale
e gli agenti la fermano
di CONCHITA SANNINO
NAPOLI - Voleva solo partorire il suo bambino. Si è ritrovata invece, dopo poche ore, con le forze dell'ordine richiamate in corsia da qualcuno dell'ospedale, forse un assistente sociale. Ha visto gli agenti che bussavano alla sua stanza di degente per la notifica di un ordine urgente: "Presentarsi in questura per l'identificazione". Ed è finita che quella madre ivoriana, ufficialmente "in attesa di status di rifugiato politico", non ha potuto allattare il suo neonato, Abou, per una decina di giorni, fino a quando non è arrivata dagli uffici dell'Immigrazione la conferma che il suo fascicolo esisteva davvero, e che quella donna non aveva raccontato frottole, né fornito falsa identità.
Tutto incredibile, eppure vero. Proprio come se la controversa norma inserita dalla Lega nell'ambito del pacchetto sicurezza, quella che invita i medici a denunciare i pazienti senza permesso di soggiorno, fosse già entrata in vigore. Assaggio di una deriva annunciata. L'allarme lanciato da centinaia di specialisti in tutta Italia persino con petizioni inviate al capo dello Stato, il nodo dei "medici-spia" che ha infiammato il Parlamento spaccando perfino il Pdl, è già cronaca. Un caso unico. Che crea scandalo. A Napoli. Una vicenda rimasta sotto silenzio per alcune settimane.
Avviene nel quartiere Posillipo, la città d'elite. Nell'ospedale retto da un ordine religioso, il Fatebenefratelli. Il 5 marzo scorso. Storia di Kante, giovane madre della Costa d'Avorio, 25 anni, vedova di un marito assassinato sull'uscio di casa nel 2005 nella loro città d'origine, Abidjan, in attesa da anni del riconoscimento dell'asilo politico. Kante vive ora alla periferia nord, un buco nell'alveare di Pianura, il quartiere della guerriglia sui rifiuti. Di aspetto fragile, sguardo spento dietro le numerose battaglie affrontate, Kante racconta: "In ospedale ci hanno chiesto i documenti, non gli è bastata la fotocopia del mio passaporto, mentre l'originale era trattenuto dalla polizia per la mia richiesta in corso. Non gli è piaciuta neanche la richiesta di soggiorno ormai scaduta. E per oltre 10 giorni mi hanno tenuta separata dal bambino".
Undici giorni è rimasto il piccolo Abou in ospedale: "Non lo hanno dimesso, non me lo hanno dato, fino a quando la questura ha confermato la mia identità. Ho temuto che me lo portassero via, che non me lo facessero stringere più tra le braccia". Neppure il padre del bambino, Traore Seydou, un falegname della Costa d'Avorio che qui si arrangia a fare il manovale in nero, ha ottenuto che venisse dimesso: "Non ero presente al momento del parto - dice - E quindi il piccino è stato registrato con il nome della madre". "'Non possiamo consegnarlo a te', mi hanno detto in ospedale. D'altra parte anche io sono senza permesso di soggiorno, in attesa che venga accolta la mia richiesta di asilo politico".
Ma a ricostruire e denunciare la vicenda anche al Parlamento europeo è l'avvocato Liana Nesta, già avvocato di parte civile in alcuni importanti processi antimafia, al fianco delle famiglie di vittime innocenti. "Siamo di fronte a un caso illegittimo, di assoluta gravità", spiega. "Delle due l'una - aggiunge l'avvocato - o nell'ospedale napoletano Fatebenefratelli c'è un medico o un assistente sociale più realista del re che ha messo in pratica una legge non ancora approvata da questa Repubblica; oppure qualcuno ha firmato un abuso inspiegabile ai danni di una madre e di una cittadina. Conservo copia del fax partito dalla direzione amministrativa dell'ospedale, proprio nel giorno in cui partoriva la signora Kante, e indirizzata al fax del commissariato di polizia del quartiere".
(1 aprile 2009)