Friday, December 11, 2009
Wednesday, December 09, 2009
Wednesday, December 02, 2009
Tuesday, December 01, 2009
Illuminati
Quando la temperatura è mite è come se il senso del Natale si allontani, immagino dei babbi natali che regalano ghiaccioli e non caramelle, che indossano scuri occhiali da sole e bermuda corti a fiori, col pelo da surfista che spunta biondo e orgoglioso. Nella mia vita da torinese ho sempre vissuto il Natale al freddo e al gelo, come una novella bambina gesù, battevo i denti alla vigilia e mi accucciavo vicina al forno caldo che cuoceva biscotti fatti dalla santa mamma pugliese, il cielo era bianco e l'odore della neve penetrava nelle narici avide di slitte e scuole chiuse. Il primo giorno di neve scattava la telefonata all'amica del cuore e munite di sacchetti neri e resistenti per la spazzatura adoravamo gelarci le chiappe giù per la collina per poi consolare i nostri geloni col bonet piemontese.
Mi dicono che manca un mese a Natale, me lo dicono le voci radiofoniche, me lo dicono le statistiche sui consumi, ma non basta. Il periodo natalizio a Torino si avverte per tutt'altro, per il freddo pungente, la maestosità delle Alpi innevate e anche per l'installazione delle luci d'artista. Un'idea originale che ha ormai compiuto il dodicesimo anno, apprezzata dalla maggior parte della popolazione che d'improvviso si ritrovano il Monte dei cappuccini tinto di blu o un lampione reale che sprizza colori. Un alto esempio di laicità, che coinvolge l'arte contemporanea nello spirito natalizio, accoglie chiunque sbarchi alla stazione di porta nuova, italiano o meno, credente o no, affascina e accomuna le espressioni di stupore dei viandanti.
Sembra strano, ma voci mi dicono che si sta avvicinando il Natale anche a Roma... Guardo fuori dalla finestra, il cielo è limpido, azzurro, l'aria primaverile sollecita il miei ferormoni, se non fosse per le luci natalizie e il traffico che aumenta in modo esponenziale e spasmodico, penserei che sia il tempo delle primule. E mi rendo conto che qui, come nella maggior parte delle regioni che godono del micro clima sudista, l'aria natalizia è diversa, non ha quella compattezza che immagino nella terra degli aiutanti di babbo natale, mi ricorda più il disordine di una processione popolare, l'entusiasmo collettivo si riversa per la strada e non attorno al caldo camino, il piacere della festività è come se fosse gettato a secchiate tra i passanti, svaniscono le distinzioni tra il privato e il pubblico.
Quest'aria festosa e disordinata è leggibile passeggiando, la pepata di cozze luminosa che affiora dalle strade sembra quasi una privata espressione di gioia, come se l'ottico esprimesse con le sue luci la sua personale voglia di festa, e poco gli importa l'effetto ottico che affiora con le lucine del macellaio affianco.
Fortunati quest'anno i romani, che avranno il presepe disegnato e realizzato da Luzzati, che per anni ha accompagnato i natali torinesi in piazza Carlo Felice e prestato per la commemorazione che si svolgerà nella capitale. E fortunati a Salerno, dove hanno chiesto e avuto in prestito alcune installazioni di luci d'artista.
In questo clima sfavillante, gioioso e talvolta folle mi è caduto l'occhio su un addobbo, non proprio natalizio. Mi viene in mente la facciata di una chiesa in ristrutturazione vicino casa, che è stata coperta con un mega manifesto imperante e inquietante, niente meno che da un cartellone dell'ENI, e per non parlare di quelle 48 ore in cui una facciata di San Pietro è stata coperta dalle grandi tette che "esprimevano" le offerte di una compagnia telefonica.
Rabbrividisco, e non di freddo.
Monday, November 30, 2009
Sunday, November 29, 2009
Friday, November 27, 2009
Wednesday, November 25, 2009
La povertà non è una favola
La povertà non è una favola, ma noi non smettiamo di scrivere la storia del nostro futuro!
Io ero il nano giapponse!
Per SAPERNE DI PIU'.
Tuesday, November 24, 2009
Monday, November 23, 2009
Friday, November 20, 2009
Ritratti dal Labirinto - C. Peluso
[per vedere gli altri ritratti dal labirinto cliccare sulla parola MINOTAURO!]
Tuesday, November 17, 2009
La notte dei senza dimora - Arigiani Digitali - doc
[Il video è stato realizzato, come vedrete, da Artigiani Digitali (che ringrazio), a parte il mio parlottare isterico è davvero emozionante vederlo e ricordare il sudore che abbiamo sputato per realizzarla!]
Amore chimico! - S. Di Fonso
Succede che in raptus notturni, dopo una festa o una serata con gli amici, si venga assaliti da una terribile voglia che diventa famelica alla visione nella notte della camionetta del porcaro o del lurido che eroga succulenti topo burger di fiume, conzati e conditi con metodi sopraffini al palato. Questa viene comunemente chiamata fame chimica, che attacca anche quelli rimasti a casa, che si svegliano sul divano con i titoli di coda che scorrono e hanno un solo e unico pensiero... Panino col tonno!
La fame chimica è un raptus. Si mangia spesso per gola e non per fame, il che rende felice l'ego dei cuochi, imbrigliati dal destino della loro opera d'arte, quella di essere mangiata.
Raptus notturni prendono anche il giovane popolo della notte di tanto in tanto, per cui un incontro nell'ennesimo locale, al buio, rende tutto meravigliosamente attraente, si manifesta addirittura la famosa iper ricettività notturna, quella che hanno i rapaci scornacchiati o gli sbandati sentimentali.
L'amore chimico ha questa forma e si sviluppa solo grazie ed esclusivamente ai quei disgraziati dei ferormoni, che impazziscono e che risulta difficile da gestire. Si infilano nel naso, vengono recepiti dall'organo vomeronasale e poi entrano in circolo, senza se e senza ma. Il desiderio del topo burger allo stesso modo si realizza nel desiderio di una persona, un fascino, una bellezza di una sera. Dopo lunghe argomentazioni con amici a cui ho sottoposto la delicata questione, ci si trovava d'accordo sulla durata dell'effetto, è quello che io chiamo Le 36 ore per la vita. Detta anche o la va' o la spacca. Perché poi tutto si ridimensiona, si ritorna nelle tane, si riprende la realtà, il lavoro, nostro marito o nostra moglie, i ritmi, che sono lontanissimi dalle ore che ci hanno preceduto.
Ognuno pensi a un dolce, una prelibatezza, una frittella di cui va goloso. Io penso al tiramisù. Mangiare tiramisù tutti i giorni, solo a dirlo mi si riempiono le papille gustative di acquolina. Poi il tiramisù, ahimè, dà una mazzata al fegato e ai quei pochi neuroni che chiedono leggerezza per correre, la budra cresce inesorabile e la parcella alla palestra è da mettere in conto. Da piccoli ci dicevano “devi mangiare un poco di tutto”. Vale anche per il topo burger, se mangiato ogni notte può fare crescere le branchie.
qualcuno deve pur farlo
Monday, November 16, 2009
Thursday, November 12, 2009
un salto per la pace che salta

[Oggi sono stato con SHAKER tutto il giorno a p.zza VITTORIO per il passaggio de LA MARCIA MONDIALE PER LA PACE. Come vedete dalla foto!
L'ENTUSIASMO, la gioia, l'aria che si respira in questi momenti ti fanno credere DAVVERO che il mondo sta cambiando. Poi torni alle tue cose (nel mio caso è difficile dire "alla tua vita") e ti accorgi che il mondo non solo non è cambiato, ma non sembra avere tutta st'intenzione di cambiare.
Cosa è accaduto oggi? A che sono serviti quei bambini che ascoltavano di pace, accoglienza, fraternità? Che ci stanno a fare tutte ste associazione co sti banchetti (compresa la mia)? A che serve la sagra della PACE senza salsicce o cime di rapa o piatti tipici della Nazione della Pace?
Te lo chiedi, me lo chiedo, perchè cazzo quante manifestazioni, serate, festival, marce, flashmob, istallazioni, insurrezzioni, slogan, video, canti, balli, alligalli ci stanno per la solidarietà, l'integrazione, il miglioramento?
Quanti?
Fino ad un mese fa, giusto per mettervi a contatto con ciò che dico, ci sono state lo stesso giorno: La marcia antirazzista e la La notte dei senza dimora.
E' passato un mese e non solo non è cambiato niente, stiamo ancora in piazza a dar volantini e a sbraitare: SEMPRE GLI STESSI!
Lo so, lo so: A CHI LO DICI GIRO' rompi tutti i giorni co sto SPAM "SOCIALE"!
Appunto: ROMPO!
A volte credo proprio di rompere i coglioni per davvero. Di importunare, ma non i potenti, i cattivi, i bastardi, ma proprio quelli a cui chiedo una mano perchè credo possano darmela, vogliano darmela!
Scusate lo sfogo, davvero.
Mi rendo contro che possa non fotterne niente a nessuno, per carità, ormai sono grande abbastanza per intuirle certe cose, ma il blog è mio e mi sfogo come voglio!
Agli altri lascio la possibilità di commentare a vuoto questo eterno delirare virtuale che imperversa nell'era dell'INTERNET!
Wednesday, November 11, 2009
Gli Evasi della Sprea - m. cristan
[Vi segnalo l'articolo e l'iziativa di un'originalità disarmante di uno scrittore che stimo molto. La performance realizzata a Berlino dovrebbe far riflettere molti futuristi romani che nonostante la visibilità delle loro iniziative (fontana di trevi rossa, palline per Trinità dei Monti) rimangono lontani dalle problematiche di questo paese e non incidono sulle coscienze. Maksim ha realizzato qualcosa di grande che spero non passi inosservato, ,a se così fosse, il problema è di chi non vuole osservare, ma si accontenta di vedere!]Monday, November 09, 2009
Altro che Adsl - P.Caruso
Altro che ' adsl..
tutto e' cosi schivo da non saper di niente..
scrivo da qui con un so' che di mistero legato alla follia di questo planisfero;
o sono persa
o sono immersa,
fatto e'-che sono diversa.
In questo mondo virtuale cosa pensi ci sto a fare .?
digito caratteri che nn mi appartengono soltanto il materiale di un incontenibile voglia di strumento.
Nulla mi trattiene se nn questo momento di puro avvilimento, realta' vi' sto vivendo..
Adsl che volgarita'! una semplice tastiera...ma quanti danni fa'..se la usi senza meta mai ti aggradera';
cmq mi accontento di un semplice strumento che danno faccia solo ai piu stronzi di stu membro.
E ancor di piu' ti dico mi sento molto schivo,
al pensar a questo mondo pieno ancora di schifo!..saputo e risaputo me ne vado su sto rigo.
Patrizia Caruso
Thursday, November 05, 2009
Wednesday, November 04, 2009
Tuesday, November 03, 2009
La grande ammuffata!
Ricordo una di quelle feste post adolescenziali che si facevano in casa quando i genitori finalmente si prendevano un fine settimana di svago, in quell'occasione la mia casa fu invasa da gran parte della scena anarco metallaro, un parterre di capelli lunghi, sex pistols sempre verdi, prime evasioni psicotrope e spiegazioni meticolose sull'uso della batteria nei pezzi dei Caracass. Tra gli invitati il filarino di una mia amica, che poco aveva a che fare, esperto lui di bowling e discoteche del sabato pomeriggio. Arrivò per primo, prese posto sul divano e lì ci rimase immobile e impassibile fino a mattino, quando la festa si era conclusa con contusioni alcoliche.Tuttora, a distanza di anni, se incontro qualche invitato a quella memorabile, almeno per me , festa, mi chiedono se il ragazzo sia ancora seduto su quel divano.
Forse sì, è ancora lì, con la sua muffa sulle spalle, ad aspettare tempi migliori.
La muffa cresce in ambienti umidi, non esposti al sole, non è mortale, la sua presenza può provocare allergie ma la sua utilità in campo biologico e alimentare è indubbia.
Sono arrivata a Torino da poco sapendo che novembre non assomiglia al maggio francese né tanto men all'ottobrata romana, godendo al pensiero però della colline chiazzata di colori, come una tavolozza autunnale gli alberi cambiano umore e tonalità, sento vivo il senso dell'autunno e dell'arrivo dell'inverno. Ahimè mal ricordavo l'effetto devastante delle giornate grigie e umide, quelle adatte alla coltivazione dei batteri da muffa, quelle giornate dalle nuvole così basse che pesano sulle palpebre degli abitanti, quelle giornate tipiche di cui parla mezza Italia quando gli si chiede che idea abbia di Torino. Certo, il cinema, i festival, i caffè alla francese, la pasticceria, la gentilezza sabauda, ogni tanto però mi viene ricordato che questa città, almeno climaticamente, riserva buie giornate e umori camaleontici. L'arrivo da Roma questa volta è stato repentino, un viaggio in auto in una notte, occhi sbarrati e tanto desiderio di arrivare. Salivo in auto guardando il Colosseo nella sua mitezza e sono scesa nel gelo davanti una statua equestre. Sono salita in auto in una città che regala spazi improvvisi, aperti, millenari, assolati e assoluti, e sono scesa in una città che improvvisamente mi sembrava piccola, quasi ridicola, con le sue piazze tutte simili, rigorosamente squadrate, pulite e stupidamente austere.
Quale migliore condizione per la coltivazione della muffa, quella che ci cresce addosso in un pomeriggio scuro e piovoso, freddo, sulle spallucce, quando il massimo del desiderio è rimanere arroccati sotto le prime trapunte, quella muffa che si insidia un po' dentro e blocca le nostre funzioni vitali per un semplice mal di testa o per qualche ora in meno di sonno, sembra quasi una irrefrenabile tentazione alla posizione orizzontale. Non a caso in Piemonte la muffa è rientrata a far parte del business del formaggio doc, ormai si cerca la muffa sui formaggi come i tartufi nei boschi, diventa un segnale prezioso dell'artigianalità e originalità del prodotto. Beh, inizio a capire il perché ne avremo da vendere di muffa da questa parti, la meteoropatia non è un vezzo ma una vera e propria malattia che blocca la vitalità torinese, che desertifica la città quando piove, che ci impigrisce anche negli slanci d'affetto.
E meno male che il re ha fatto fare i portici, per poter passeggiare per Torino anche quando le condizioni muffologiche non lo permettono, aveva capito quanto fosse importante scrollarsela di dosso con un po' di sano shopping!
Sunday, November 01, 2009
Thursday, October 29, 2009
un nodo alla gola

Un nodo alla gola mi lega alla povertà.
Strozzato da un’indigestione
di dolore
singhiozzo miseria
notte e giorno.
Lego il mio impegno
sulla retina di sconosciuti
e aspetto l’alba
ai margini di una redenzione
collettiva
di cui respiro l’imminenza
da questo palco
sull’infinito.
g
[scritta il 17.10 di notte, a piazzale del verano, durante LA NOTTE DEI SENZA DIMORA e pubblicata sul sito dello STAND UP]
Wednesday, October 28, 2009
Sgombero dell'accampamento dei profughi afghani. Stazione Ostiense(24-10-09) ROMA
Il 23 Ottobre 2009 le forze di sicurezza hanno avviato lo sgombero degli ''alloggi'' dei profughi afghani presso la stazione Ostiense (Roma). Entro dieci giorni verrà ultimato lo sgombero, senza provvedere a forme di accoglienza adeguate e alternative.
Proviamo a reagire, è importante, per tutti.
Il posto è facilmente raggiungibile da Piazzale dei Partigiani.
Qui la vista dall'alto: la cava che si vede è il luogo in cui dormono queste persone: http://maps.google.it/maps?ll=
Monday, October 26, 2009
Caro Moccia ti scrivo!
Thursday, October 22, 2009
Subliminal Perugia
In occasione della manifestazione culturale "Ottobre piovono libri"
“Incontra l’autore. 7 giovani autori e autrici incontrano i lettori”
a Perugia
Girolamo Grammatico
ore 18.00
Biblioteca Giuseppe Toniolo
Istituto Giancarlo Conestabile della Staffa e Luigi Piastrelli
p. Mariotti 1 Perugia 06123 biblioteca@conestabile.org, www.conestabile.org
Per "Ottobre piovono libri", campagna di promozione della lettura arrivata alla quarta edizione, verrà a Perugia Girolamo Grammatico per presentare al pubblico il suo ultimo libro "Subliminal Idol" (8 e mezzo Editore).
In un piccolo paese del Sud Italia quattro ragazzi cercano il metodo per "fare soldi". Escogitano un piano bizzarro coinvolgendo un uomo ingenuo, semplice e ignorante, che vive in una struttura diroccata (senza acqua, luce e gas) che un tempo era un casello ferroviario. Lo convincono che deve portare tutte le mattine un fiore alla Madonna dell'Equilibrio e lo preparano: "Se qualcuno ti chiede perché lo fai, tu gli dici che te lo ha detto la signora che ti viene a trovare tutte le sere (...). Se qualcuno ti fa altre domande tu dici solo e sempre le stesse cose: che è giovane, bellissima, che sorride, parla piano e in italiano e che ha un rosario in mano". Coinvolgente il susseguirsi degli eventi. Fanno riflettere le insinuazioni della gente e le reazioni degli uomini di Chiesa. In poche pagine Subliminal Idol lascia messaggi forti, insegnamenti e spunti di riflessione.
Girolamo Grammatico, di origini siciliane, nato nel 1978, è operatore sociale a Roma. Si occupa delle persone senza fissa dimora e trascorre la maggior parte del suo tempo alla stazione Termini dove ha sede la redazione del giornale di strada per cui collabora: Shaker! Scrive quotidianamente anche sul suo spazio: http://percezionesociopatica.blogspot.com/. E’ autore di “Poesie senza Adsl” (Perrone editore) ed a breve darà alla luce "Poesie senza Adsl 2"
PER INFORMAZIONI E COMUNICAZIONI: FLORIANA LENTI 3384770151, GABRIELE DE VERIS 3486947764
Tuesday, October 20, 2009
Maratona Letteraria Scrittori precari Girolamo Grammatico
[non so se dopo essermi visto blaterare in siciliano con la lingua moscia avrò ancora il coraggio di presentarmi davanti un pubblico con i miei scritti. se risparmio un po' di soldi pago qualcuno per leggere, che mi sa ci faccio più figura. detto ciò ringrazio gli scrittori precari:
GRAZIE RAGAZZI!]
Notte dei senza dimora: Video Roma e Milano
[Questi non sono fotografio meglio: non sono solo fotografi, questa è brava gente!
Parcheggi abusivi
Dopo esserci sentiti pecore abusando di aperitivi, ecco pronto anche un recinto per contenerci negli anni dell'università. Presso una università di Torino c'è un parcheggio a pagamento, dove professori e qualche studente lasciano la loro auto per l'orario delle lezioni. Mi chiedevo se i responsabili del parcheggio facciano dei voucher anche per gli studenti che negli anni si parcheggiano all'università.
Proiettati fuori dal liceo l'università appare come un ambiente flessibile, nuovo, zeppo di baldi giovani, dove i professori non ti conoscono e parlano a una folla indistinta. E poi l'aula magna, grande, contenitiva dove per la prima e unica volta ho avuto questa immensa visione, trecento persone rivolte allo schermo che guardano la corazzata potmenik.
Ragazzi e ragazze sbarcate in una nuova città, in una regione che parla un'inflessione diversa, alla ricerca di camere, letti, stanze condivise con sconosciuti o con l'amichetta del cuore che ti ha seguito, tutti alla ricerca di occasioni, conoscenze, orientamento e toponomastica della notte.
La settimana universitaria iniziava scoppiettante, il lunedì brulicava di studenti che sbandavano tra aule, orari e professori invisibili, cessi introvabili ma buoni per limonare con vecchie e nuove fiamme, libri di terza mano. Il martedì era ancora forte l'impegno di seguire i corsi, magari si era dato appuntamento con nuovi compagni di seggiola, e mano mano si scoprivano i luoghi di incontro della pausa pranzo. Fatidici questi, perché spesso una volta entrati in piole di perdizione si rimaneva arrancanti al tavolaccio di legno, gonfi di panini e birre che oscuravano le menti più lucide e promettenti. Non aiutava certo il ritorno in salita, avremmo avuto bisogno di una magica funivia che ci portasse sani e sereni a lezione, ogni tanto fantasticavo, l'università avrebbe dovuto fornire anche gli studenti di apposite brandine, come all'asilo, una stanza, magari un aula magna in disuso, piena di brandine residue militari dove pennicare dopo eccessivi pranzi ammorbanti.
Il mercoledì c'era aria di week end, il pienone prima dell'abbandono, alcuni appositamente avevano programmato i corsi nei primi tre giorni della settimana per poter lavorare il week end, altri sentivano il bisogno di riposare per affrontare il fine settimana, chi sbandierava case in montagna, chi semplicemente si univa alla massa e viveva il mercoledì da leoni.
Il giovedì e il venerdì frequentavano le lezioni quelli che avresti incontrato alla sessione di laurea, quelli che avrebbero raggiunto un mestiere simile al tuo e probabilmente rincontrerai sui luoghi di lavoro.
Dei tanti studenti che si perdono alcuni sono probabilmente stati sconvolti dalla vita da fuorisede, raggiungendo una libertà mentale che il loro paesino di provincia opprimeva, si trovavano liberi di esprimere e frequentare, il cane e due piercing e via on the road, richiamati dalla loro famiglia di origine tanti hanno fatto perdere le tracce di sé durante un interail.
Altri si sono persi durante il progetto Erasmus, lasciando alle spalle fidanzati appiccicosi e petulanti, famiglie apprensive, andando incontro al mondo estero, spesso arricchito di calimocho e bottiglioni, divise fricchettone, viaggi assortiti per l'Europa e amori esotici.
Monday, October 19, 2009
Stand Up: ora è il momento di contare
Centinaia di migliaia di persone si sono alzate in piedi contro la povertà e i cambiamenti climatici nelle tre giornate STAND UP 2009. Centinaia di eventi in tutta Italia. Mercoledi alle 12 il numero ufficiale con il quale ricorderemo al governo le promesse ancora non mantenute per la lotta alla povertà e al degrado ambientale.
Abbiamo notizia di moltissime iniziative in tutta Italia. Le foto e i video che ci stanno arrivando in questo momento ci raccontano di momenti di confronto, riflessione, progettazione, di gioia, di festa, di impegno, di condivisione, svolti in ogni parte di Italia per ricordare, in contemporanea con il resto del mondo, al governo italiano di:
Stonefacebook - Daniel Agami
«…Sto male
Parlate
subito dopo il segnale»
[Stefano Benni]
Ti ho svegliato?” “No, dormivo”
Io sto bene, tu stai meglio, lui è a posto (al posto giusto).
Io ti voglio bene, tu mi vuoi bene, lui è felice, e lei si chiama Beatrice.Come stai? Cosa fai?, Come mai?Lavoro; e poi
Amo, ma a modo mio,
Dammi l’ano,odio Dio.
Ci sentiamo,ci vediamo,fatti viva, fammi diva, fatti vivo, sono schivo.
Io ci sono, tu suoni, lui è sempre più a posto, loro si fumano il mosto.
Io sono diverso, per te è uguale, lei studia Letterature Fossili.
La laurea in giurisprudenza, un giro in diligenza, non è turismo, è viaggio, hai perso un figlio?:su, coraggio.
Mi porto via solo il sacco a pelo ed un foulard, non ho contanti, ho solo mastercard.
Le mie passioni sono la letteratura, il cinema, la musica e la poesia, le mie invece sono la televisione fino a tarda notte, le bambine molto nude, e la farmacia.
Ho lasciato una stronza, e poi sono andato a Ponza.
Ho lasciato una stronza, e poi mi sono fatto una sbronza.
Io vado in bici, tu mi piaci, noi siamo felici.
Sono troppo ubriaco per bestemmiare, vado al mare ma odio il sole, ce ne sono talmente tanti, da riempirti le gole, vado in montagna col costume da bagno, non muoverti, hai un ragno…
Non ci siamo mai visti, non ci rivedremo mai più, però ci possiamo dare del tu…
Per me fare sesso è come parlare, a quel tempo, la sera, dopo lo spettacolo, portarsele a letto era cosa normale.
E allora ci sono andato, ma andato dove? E allora lo avete fatto, ma fatto cosa? E ci hanno dato, ma dato come?Siamo finiti a letto, io invece, che sono finito, ho letto…Beh diciamo che ci frequentiamo..diciamo/cifre/ti amo…
“Ti ho svegliato?”,“No, morivo”
: )---: STONEFACEBOOK
Non chiedetemi più come sto: morirò.
Tutto un respiro, a camminare sopra i soffitti, dietro le pareti, a piangere dentro i soffritti, a soffocarmi negli alfabeti…
A quel tempo, le feste erano nefaste, ricordo di catering in piscina, io quello che affogava, tra le pisce ed i pesci, quello che annegava giù in cantina.
Le altre case a temperature d’ambiente, latitudini stupite a collazionare cannoli, sono cresciuti a vaschette di gelato; per me invece cartoline di niente, solitudini sopite a collezionare ghiaccioli, il primo giorno di scuola da malato…
Ho avuto la broncopolmonite, il professore mi guarda e poi dice che di broncopolmonite si muore: la classe ride. Lo stesso professore faceva ridere tutti con alcune barzellette sull’aborto: ora è morto.
E si può anche scrivere opere liriche e cantandole urlare, e fuori, non avere nemmeno il coraggio di fiatare.
Ora ascoltano tutti dischi-capolavoro, di bravi cantanti alcolizzati: hanno i freezer pieni di surgelati.
Tutta un’esistenza nascosta nella credenza, e mentre loro giocavano ad ingoiare cimici e feci, io sprecavo compleanni con i lirici greci..
Poi Lei: insonnie febbrili, speranze primaverili. Poi il momento tipico, ma per me era topico: ti amo! E lei: proviamo…
Ti ho svegliata una mattina, eri piena di eroina. Il giorno dopo sarebbe stato il tuo compleanno, e io ti avevo comprato il tandem: ho cercato invano una rottamazione, mi è rimasto Cicerone: Usque tandem…
Le altre (due) sono andate via con i miei capelli: chiamano il gatto Stracciatella, e hanno gli occhi sempre più belli.
Faccio le coca-cole e le birre in una pizzeria: apro un rubinetto, e così sia. Estate rosmarino. Inverno peperoni. Primavera piangere. Autunno svanire.
Non si può capire, in tempi di cellulari sempre accesi, si rimarrebbe offesi. Virgolette. Il suo nome. Il suo cognome. Virgolette. Un silenzio onomastico, una ricerca di frenesia, e ricostruisco tutto. Giorno dopo settimana dopo mese anno. Ricostruire un’esistenza, dagli annunci immobiliari; dalle fotografie tangenziali; dai diari sperimentali dai lettori eccezionali, come me. Tempo libero, un’aranciata, ed una filologia della ex fidanzata, disperata. Una nuova foto, una nuova citazione: ricostruire fidanzati, matrimoni, lavori, esistenze. I dolori diventano delizie, le attenzioni perizie.
Poi un colpo di tosse. Un altro. E non piango neanche un po’: scopro di avere un cancro sul comò. Lascio perdere la cura della calvizie, non ci saranno più primizie.
Mi avevano affogato nella solitudine, senza nostalgia: ma ora c’è la tecnologia.
E io, che sento la morte sui denti e non ho fretta, preparo il finale, dolce come la vendetta.
Il primo mi ha scritto “ ci siamo persi di vista…”, ma non ci siamo visti, e non ci vedevamo mai.
Vi accetto tutti (farabutti). La frase del giorno, cosa sto facendo oggi? Sto masturbando bambini. Mi rispose il silenzio. Mi muovo in case d’altri con la delicatezza di un ladro: accendo le luci nelle gallerie fotografiche, ascolto voci, i miei occhi sono nei loro specchi, il mio mento nei loro commenti.
Mi licenzio, e passo il resto del tempo negli altri, devo fare presto, e sono ampi come un tempio. Non posso più accettare di accettare, ora devo muovermi, devo invitare.
Le frasi di circostanza, una scusa per non farne senza.
Ritrovo tutti, e tutti mi inondavano di indifferenza: ora mi sorridono e mi offrono tutta la loro vita, che coerenza… Bulimie di scritte e immagini, audio, video e altre propaggini.
Otto mesi di raduni, ora siete tutti qui: neanche uno mi abbia chiesto di vedersi, tutti clic.
Il cancro si è preso tutto il letto matrimoniale (che non ho mai usato), ma c’è ancora lo spazio per la stanza. E io non ho voglia di ambulanza. Ora siete tutti qui: non mi scrivete, ma ci siete: epifania. Deissi, apocalissi.
Ho passato tutta la vita da solo: morirò in compagnia.
lascio acceso il computer (l’account, la mail) e mi spengo.
Apro la finestra, e sono luce.
(Ero
Solo:
e ora
volo.)
[Daniel non è solo un amico, è una persona speciale. Se si riesce entrare in risonanza con il suo mondo interiore, tra i tumulti del suo spirito ci sono perle di saggezza incredibile]
Sunday, October 18, 2009
LA NOTTE DEI SENZA DIMORA - l'alba
Friday, October 16, 2009
l'altro e i senza dimora

Monday, October 12, 2009
Fai un nodo contro la povertà - stand up italia
[Video realizzato dalla GCAP per lo STAND UP ... c'è anche il sottoscritto! hi hi hi]
Poesie senza adsl su SCRITTORI PRECARI
grazie ragazzi, onorati!
Thursday, October 08, 2009
oggi mi sento così
nel mio appartamentointeriore .
Ho messo un muro da qualche parte, ma non lo trovo più.
E ora non so come abbatterlo.
Mentre mi arredo di silenzio e mare
scucio
da abiti vecchi
il logo della rabbia,
ma sotto, il tessuto,
è peggiore di quanto mi aspettassi.
Allargo le braccia
e mi nascondo dietro la mia ombra
che nera crocifissa meglio s'addice
a rappresentare il mio stato emozionale.
Wednesday, October 07, 2009
oggi mi sento così
Ho accartocciato i miei sogniquando ancora erano freschi
mischiando i colori
in un pasticcio da incubo.
Riprendere e stirare
il foglio
non ridona
forza alcuna
al futuro.
Nuovi dolori
emergono dalle pieghe della carta
che odiose e inopportune
simulano le mie rughe
in un gioco di specchi
ed argini aridi.
Forse una bottiglia di vino
ancora
mi condurrà fino all'alba
molto meglio delle mie
insulse
scelte.
qualcuno si sente così - f. lenti
mi accendosperando di apparire
in una fetta di realtà,
ma per presenza divento invisibile
nel caos che trovo
e che non respinge,
risucchia.
risucchio.
potessi
mi terrei la mia vita
in nome di tutto,
anziché darla per niente.
Poi però mi accendo
in un bicchiere negato,
che annebbia
ciò che definito
mi scivola.
scivolo.
verso l'alto.
mi porto l'ovvietà
di un presente troppo certo
dentro la mia pienezza
e lì guardo senza paura
non di vivere,
ma di tornare a morire,
abituata dalla normalità.
[mentre io mi sentivo così, qualcuno, contagiato, ha risposto sedendosi sull'altro lato dello spettro]
Tuesday, October 06, 2009
belamente trentenni
Quando raccoglievo olive in campagna mi è stato spiegato che le pecore rappresentano il popolo, tutte assieme a testa bassa, le mucche sono socialiste e le capre hanno il piglio anarchico.Col mio bolide fiammante, una liberati col cestino e le marce, che a presto trasformerò in liberata, raggiungo amici per il consolidato aperitivo delle sette e mezza. Aperitivo che a Roma si trasforma in una birra e qualche nocciolina, a volte la porchetta, e che a Torino prende le sembianza di un' apericena condita di dolcetto e brasato.
Le persone che si dedicano a quest'attività di vecchi rimandi milanesi in genere vivono da sole, o in casa condivisa, trentenni che usciti dal lavoro non hanno chi li aspetta con una bella pasta incasciata al caldo, usciti dal lavoro defatighiamo la nostra giornata con amici, ci confrontiamo, aspettiamo altri incontri, ci perdiamo fino a tardi.
Quelli che effettivamente timbrano il cartellino sono sempre di meno, si lavora da casa, a volte, si rincorrono progetti e progettualità, navighiamo nel mondo artistico e creativo in questo paese poco adatto ad ascoltare. Alterniamo momenti di grande energia, di impegno, ad altri di amara stanchezza. Lasciamo alle spalle il tono grigio del nostro ufficio.
E così, alla mia seconda birra, già poco lucida, alzo lo sguardo e osservo. Vedo tante pecore, che brucano aperitivi, che si scambiano grandi idee o aneddoti leggeri, infognati di contatti e di gente.
Sicuramente avere una vita precaria non aiuta, trovarsi a trentanni senza una regolarità data dagli orari lavorativi, mette a dura prova la forza di volontà, incide sulle relazioni di coppia. Calvin, il fumetto del bambino di sei anni, dice a Hobbes, suo fido orsacchiotto, che in estate non riesce mai a fare tutto il nulla che si era prefissato. Quando non si ha molto da fare si allungano anche i tempi, e fare una commissione al giorno è il massimo in questo perdersi, naufragar m'è dolce in questo mare.
Per alcuni il barlume della carriera si allontana, la precarietà non permette la crescita lavorativa, lavorare per sei, nove mesi non permette di comprendere a fondo le dinamiche del lavoro, a ogni nuovo contratto si ricomincia da capo.
La carriera no, allora si potrebbe pensare alla famiglia... la tua, non quella di tua madre!!
L'amore che nasce a trentanni soffre di stimoli continui, di troppe tentazioni che ci lasciano poco convinti della persona che ci sta al fianco, storditi e distratti vediamo spesso mele più succulente della nostra, giardini con l'erba migliore.
Comprendo solo ora quelle coppie che spariscono dai gironi infernali dell'aperitivo prolungato, capisco solo ora quanto sia importante tenersi stretti e saldi l'uno all'altro, confrontarsi sulla propria condizione, per costruire, per pensare assieme, per strutturare un nucleo di lotta in risposta a quelli che tentano di tenerci a bada con i comfort e le distrazioni.
Saturday, October 03, 2009
LA NOTTE DEI SENZA DIMORA - spot
[Quest'anno ci siamo impegnati tanto, municipio permettendo! Infatti grazie ad ARTIGIANI DIGITALI abbiamo pure il nostro primo spot!!!
Fatelo girare, è importante, ma ancora più importante è venire il 17 in piazza con noi a dormire per strada.
Vi ricordo che dobbiamo ancora trovare il titolo alla mostra, forza: votate in alto a destra.]
Nel video che segue Maksim Cristan [che scrive su INTERNAZIONALE] parla de LA NOTTE DEI SENZA DIMORA [e cita pure me, hi hi hi]!
Friday, October 02, 2009
oggi mi sento così
Mi spengo
sperando di sparire
da una fetta di realtà,
ma per assenza divento evidente
nel buco che lascio
e che non risucchia,
respinge.
Respingo.
Potessi
la darei la mia vita
in nome di tutto,
anzichè tenerla per niente.
Poi però mi spengo
in un bicchiere di troppo,
che non annebbia
ciò che patinato
mi assilla.
Assillo.
Verso il basso.
Mi porto l'intimità
di ricordi poco sicuri
dentro il mio buco
e lì non guardo per paura
non di morire,
ma di tornare a vivere,
disabituato dalla follia.
Thursday, October 01, 2009
senza dimora
[spesso, in tv, nei convegni, durante le chiacchiere con gli addetti ai lavori ricorre sempre un termine quando parliamo di senza dimora: gli invisibili! Ora, io mi chiedo, ma com'è possibile che uno a cui manca un braccio e mette il moncherino davanti l'uscita della metro, che una che parla sola vicino alla facciazza di mussolini, che uno che puzza ed è logoro, che uno che dorme steso sul marciapiede su cui passeggiano tutti sia invisibile? ma se pure un cieco sentirebbe il fetore o e voci deliranti. ma invisibili a chi? allo stato, a chi c'ha i soldi! per questi sono invisibili, perchè non ci paseggiano dove passeggio io, perchè non vanno a vedere i quartieri che vedo io, perchè tutti quelli che conosco [e non sono nè ricchi nè amministratori] li vedono, eccome!
Dopo questo sproloquio vi invito a votare il sondaggio in alto alla vostra destra! Il 17 ottobre allestiremo una mostra su questi esseri umani col potere dell'invisibilità, per citare il Morici. Qualcuno potrebbe accusarci di renderli oggetto, di rinnegare il fatto che siano soggetti e in quanto tali trattati. Ed è vero! Questo è un errore in cui s'incorre e rifletterò sulle alternative, ma adesso, con tutte le buone intenzioni del mondo vi chiedo:
MA DAVVERO VI SEMBRANO INVISIBILI?]


