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riflessione sul posto di lavoro
Friday, April 09, 2010
Friday, March 05, 2010
Il mio lavoro e la mia vita
Tuesday, February 23, 2010
il mio lavoro è incontrare angeli
Tre bambini che corrono lungo i binari, la sera, tardi, da 5 sere, come se fosse la cosa più normale del mondo, destabilizza. Il più basso è di due anni. Sorridono. Sembrano uguali a mille altri bambini. Ma non lo sono. Io lo so che non lo sono e non lo saranno. Mi avvicino. Gioco con loro. E' il mio ennesimo turno serale. Parlo con la madre. Penso. Sono piccoli, ma parlano come gradi. Parlano solo casertano.
Illo è mio padre, mi dice la piccolina, quattro anni.
U papà unna tene a casa e un po’ accatta nenti, dice il più grande, sei anni.
Non conoscono i colori. Compro loro dei cioccolatini per addolcirmi la serata e giochiamo a dirne il colore prima di mangiarlo.
Giallo, dice la bimba tenendo in mano una pralina verde.
Inutile raccontare la loro storia, davvero. È una storia di povertà e miseria. Di solitudine agreste e distanze sociali. È la storia di bambini che non possono essere bambini. La storia di nani costretti a parlare al posto dei genitori. Costretti a giocare tra un ubriaco e una tossicodipendente per tutta la notte. Sudati a respirare gli odori di una stazione, della stazione più grande d’Italia.
Inutile dire come ho svolto il mio lavoro. Perché in questi casi, non diventa più un lavoro. Diventa una palude, dove la nebbia nasconde la morte che ovunque imperversa.
Non li aiuti dei bambini così, con tutte le buone intenzioni che puoi avere. Perché è necessario che li aiutino tutti. Tutti coloro che li incontreranno, anche se solo per pochi secondi, dovranno aiutarli per quella manciata di tempo che il fato ha previsto. Se tutti, ognuno, agissero, agisse con il proposito di dare il massimo ad ogni incontro forse sarebbero salvi, un giorno. Ma non sarà così.
Ieri sera sorridevano, ma so, per certo, che lo faranno sempre meno. Ieri sera giocavano, ma lo so che non giocheranno più tra non molto.
Ho fatto poco per loro. Era il massimo che prevedesse il mio ruolo. Tra qualche settimana, forse, non li ricorderò neanche più, il sonno riprenderà regolare. Forse mi torneranno in mente durante qualche pioggia, assieme alle altre cose che appaiono dentro di me quando la notte mi svegliano i temporali. Forse, qualcuno mi chiederà che senso ha tutto ciò, o forse no.
Io posso dire solo una piccola cosa.
Quando quei bambini saranno grandi e saranno brutti, saranno cattivi e intrattabili, saranno arrabbiati e indecenti... allora, secondo me, sarà importante ricordare che non sono nati così. Sarà doveroso ricordare che erano bambini, che sorridevano e amavano come è giusto che sorridano e amino i piccoli. Allora, quando incontreremo il peggiore uomo della faccia della terra, sarà importante chiedersi se per caso non sia rimasto a tre anni, solo, la notte, a correre tra i binari di una triste, sporca e maledetta stazione!
Colonna sonora: Cattivo
Thursday, February 11, 2010
mi osservo in frammenti sparsi sulle strade
Sono allo sportello di orientamento al disagio da una settimana. Gli amici, spesso, mi chiedono: ma che fate di preciso?Questo è il mio lavoro.



